I soldi ci sono, le bonifiche no. Veleni infiniti alla discarica di Bussi. In 12 anni realizzati solo due interventi risultati inutili. E le ultime analisi rivelano che l’inquinamento cresce

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Condannati all’inquinamento in val Pescara a causa dei gravissimi ritardi nella bonifica della discarica Montedison di Bussi sul Tirino che si spalmano in un decennio di attese persino per il via libera del ministero dell‘Ambiente all‘aggiudicazione della gara per gli interventi di risanamento, nonostante i fondi a disposizione. Le analisi dell’Agenzia regionale per la tutela ambientale (Arta) abruzzese confermano che a Bussi “perdura la contaminazione delle acque di falda in tutti i settori. Sono state rilevate numerose eccedenze di contaminazione (Csc) particolarmente allarmanti per i composti dei solventi clorurati”.

Tra le criticità, si segnala l’Esacloroetano, in valori massimi, prodotto in esclusiva nello stabilimento in provincia di Pescara. E se la reindustrializzazione è al palo, da quando la multinazionale belga Solvay ha ceduto i terreni contaminati a Bussi si aggiunge l’incertezza anche per certe “Aree che non presentano copertura” dove non si è a conoscenza dello stato del sistema di controllo, scrive l’Arta. Di questo si discute nella commissione d’inchiesta del Sin Bussi, guidata dal consigliere regionale, Giovanni Legnini. “A fronte di un sito con un livello d’inquinamento elevato ci proponiamo 3 obiettivi – spiega, sentito da La Notizia, l’ex vice presidente del Csm -. Accertare, in via definitiva, cosa impedisce l’avvio della bonifica, a chi fa capo a 12 anni dalla scoperta della discarica di veleni e capire come incrementarla. Il terzo obiettivo riguarda il diritto alla salute, i danni e i rischi della contaminazione. Già dalle prime audizioni emerge una situazione di rischio: gli inquinanti del suolo, delle acque e persino dell’aria sono persistenti”.

Dei 50 milioni di euro, 4 milioni sono stati spesi per due interventi: l’installazione di paratie su una roccia carbonatica, permeabile per i geologi, voluta d’allora Commissario per l’emergenza dell’Aterno, Adriano Goio, nel vano tentativo di separare i veleni dal fiume Pescara. Così, i rifiuti sono rimasti rifiuti “a bagnomaria”, ammette in commissione il dirigente regionale, Franco Gerardi. Quanto al capping poi l’Arta denuncia: “I teloni a copertura delle discariche non garantiscono più l’isolamento dei rifiuti che continuano a disperdersi sia in falda che in atmosfera con immissioni di contaminanti volatili”. Nonostante i ritardi, lo stanziamento per la discarica tra le più grandi d’Europa non è a rischio: “Perché è stato approvato con legge speciale. Non c’è un meccanismo di decadenza. Il fatto che i fondi non siano spesi da 8 anni però non è più sopportabile”, sottolinea con amarezza Legnini.

Per questo a gennaio la commissione ascolterà Luciana Distaso, dirigente divisione bonifiche del ministero dell’ambiente. Intanto Edison guadagna tempo e pensa di riprogettare la bonifica delle discariche (2a e 2b). “Sulle responsabilità di Edison c’è l’accertamento in sede penale – precisa il presidente -. Nonostante la prescrizione, la pronuncia salvaguarda l’accertamento dei fatti e le responsabilità. Poi c’è l’ordinanza della Provincia di Pescara che intima ad Edison di avviare la bonifica, ma si è in attesa della pronuncia del consiglio di Stato per renderla definitiva”. L’attesa non inficia le certezza. “La presenza dei rifiuti è causa diretta dell’importante contaminazione a carico delle matrici ambientali (terreno, acque sotterranee-superficiali e aria)”, conclude l’Arta su questo deserto dei tartari, una delle 24 trincee scelte dal movimento delle Magliette bianche per manifestare domenica. E per chiedere l‘immediata bonifica di 58 siti d’interesse nazionale e regionale.