I soldi per Mps ci sono sempre. In arrivo altri 2,5 miliardi di aumento di capitale. Ma il Mef non ha fretta di cedere la banca senese

Mps
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Se ci sono i soldi per aumentare la spesa militare, figuriamoci se mancano quelli per salvare le banche, come Mps. Mica si tratta delle famiglie o delle imprese che hanno a che fare con l’aumento della bolletta energetica o il caro-vita.

Il Mef a breve altri due miliardi e mezzo per l’ennesimo aumento di capitale di Mps

Dunque non c’è da meravigliarsi se il Ministero dell’Economia scucirà a breve altri due miliardi, oltre a tutti quelli già versati, per l’ennesimo aumento di capitale del Monte dei Paschi (di cui detiene il 64,2%), chiedendo nello stesso istante più tempo all’Europa che chiede di vendere questo pozzo senza fondo per i soldi degli italiani.

Questo il quadro – ovviamente espresso con ben altre parole – presentato dal ministro delle Finanze, il draghiano Daniele Franco in audizione presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario, presieduta dalla Cinque Stelle Carla Ruocco. “Il Mef, come investitore paziente, deve prestare la massima attenzione affinché i piani e le strategie ed eventualmente l’uscita dello Stato avvenga in modo sostenibile per aziende e per sistema economico”, ha detto il ministro riferendosi alla partecipazione pubblica in Mps ma anche nella Popolare di Bari.

Dunque niente fretta. Anzi! Franco ha spiegato che il Mef sta negoziando una “congrua dilazione” con la Commissione europea sui tempi di dismissione delle quote rispetto al termine di fine 2021 (già bellamente mancata) e che per Mps ciò accadrà “solo dopo la realizzazione dell’aumento capitale e dopo l’avvio delle iniziative di contenimento dei costi e miglioramento dell’efficienza definite dal piano industriale”.

I tempi di dismissione “dipenderanno dai progressi su questi due profili”, ha aggiunto il ministro, che però ha recentemente cacciato l’amministratore delegato che stava riportando in utile l’istituto, Guido Bastianini, gravemente colpevole solo di essere stato nominato dal governo Conte, e ha imposto Luigi Lovaglio, proveniente dal Credito Valtellinese, banca di cui sono sparite pure le insegne dopo che è stata conquistata dalla francese Credit Agricole.

Intanto, però, lo Stato mette di nuovo mano al portafoglio. E pure in fretta. Alla stessa Commissione, il ministro ha infatti confermato la tempistica dell’aumento di capitale della banca senese. Un aumento di capitale da almeno 2,5 miliardi che dovrebbe essere lanciato nel quarto trimestre di quest’anno. Giusto il tempo di raccoglierli con un altro po’ di tasse, insomma.

E sul piano della vendita? Qui Franco non ha scodellato particolari idee, ma in attesa che il governo trovi un compratore che l’aggrada il mercato ha ringraziato per il nuovo regalo di denaro pubblico e ieri il titolo ha segnato +4,14% a fronte del Ftse Mib a -0,98.