I test dell’Aeronautica dimostrano che non abbiamo bisogno degli F-35

Non ci sono più scuse: l’ltalia può fare a meno dei caccia F-35. I test appena effettuati dalla nostra aeronautica militare sugli Eurofighter “Typhoon” italiani dimostrano che il velivolo può essere impiegato il velivolo come “swing role”, e dunque sia in missioni d’intercettazione che di bombardamento. I voli di prova si sono svolti dal 9 al 13 marzo scorso a Decimomannu (Cagliari), coinvolgendo i tre stormi che hanno in linea gli Eurofighter. Sono stati simulati il lancio di bombe di precisione con il pod per l’illuminazione dei bersagli “Litening III” e con il cannone di bordo, il potente Mauser da 27 mm concepito principalmente per colpire obiettivi a terra. Prove che confermano perfettamente la possibilità di sostituire con questo aereo già in dotazione sia i nostri vecchi “Tornado” che gli AMX. Così non ci sarebbe più bisogno di investire nei costosissimi F-35 della Lockheed Martin.

IL TEST CHIAVE
Il successo dei test sul bireattore di Eurofighter per le missioni di attacco al suolo è stato documentato dal mensile specializzato Aeronautica & Difesa, diretto da Claudio Tatangelo, che uscirà nei prossimi giorni con le fotografie degli Eurofighter “Typhoon” armati per poter bombardare. Il velivolo si è dimostrato in grado di eseguire nel corso della stessa missione – senza alcuna modifica o preparazione da effettuare prima del volo – sia l’intercettazione aerea che l’attacco al suolo. L’efficienza dell’aereo non diminuisce se si utilizzano missili aria-terra piuttoto che aria-aria. Una conclusione alla quale erano già arrivate le più importanti aeronautiche militari al mondo, a partire dalla Gran Bretagna, che per prima ha impiegato i “Typhoon” anche come bombardieri, la Germania, la Spagna e l’Arabia Saudita. Tutti Paesi che hanno scelto di assegnare al velivolo europeo sia le missioni di intercettazione che di bombardamento proprio per le sue capacità swing-role. Solo l’Austria, che non ha assetti da bombardamento, lo impiegherebbe esclusivamente per la difesa del suo spazio aereo. E non finisce qui. I “Typhoon” hanno anche un altro vantaggio: potranno essere dotati del missile da crociera a lungo raggio “Storm Shadow”, la più avanzata arma del suo genere disponibile al mondo e riservata ad attacchi in profondità su bersagli altamente “rinforzati” e su infrastrutture o centri di comando molto protetti.

LE CARATTERISTICHE
Lo “Storm Shadow” ha un raggio d’azione di oltre 500 km, una velocità di Mach 0,8 e pesa 1.300 kg. Il “Typhoon”, su cui sono in corso le prove di qualificazione, ne potrà portare due. Attualmente l’Italia (come la Gran Bretagna e l’Arabia Saudita) adotta già quest’arma stand-off sul “Tornado” e l’ha impiegata nel 2011 nella guerra contro la Libia di Gheddafi. Nei prossimi programmi di Eurofighter ci sono inoltre tutta una serie di aggiornamenti nell’uso dei missili “Brimstone 2”, dei missili “Meteor”, pod “Sniper”, Small Diameter Bomb II, dei missili Amraam (versione C7), delle bombe Egbu-31 e del radar Aesa. L’Eurofighter “Typhoon” si sta rivelando dunque un sistema d’arma estremamente efficiente e micidiale che, se impiegato nell’interezza delle sue capacità, potrebbe essere alternativo all’F-35 per molti anni a venire.

Il Parlamento non li vuole. Ma i caccia Usa sono blindati

I ritardi nello sviluppo del nuovo bombardiere di Lockheed Martin, i costi crescenti, i problemi tecnici da risolvere e, principalmente, i tagli imposti dal Parlamento che per il momento ha ridotto il numero di F-35 da 131 a 90 macchine (complessivamente, sia per l’Aeronautica che per la portaerei Cavour della Marina) potrebbero spingere il Governo a riconsiderare l’impiego di questi costosissimi bombardieri. Contro l’acquisto dei velivoli sono molto impegnate diverse forze politiche, a partire dal Movimento Cinque Stelle, con simpatie trasversali soprattutto nel Centrosinistra.

INDUSTRIA BELLICA
Il costo complessivo del programma si aggira sui 14 miliardi di euro. Ogni singolo caccia costa più di 120 milioni mentre lo stabilimento “Faco” allestito ad hoc nella base di Cameri (Novara), unica linea di produzione fuori dagli Usa, ha richiesto un investimento di 800 milioni. Proprio in questo stabilimento solo l’11 marzo scorso è uscito dall’hangar il primo F-35 italiano. Il cacciabombardiere di quinta generazione si chiama AL-1 (A indica il modello «Ctol» a decollo e atterraggio convenzionali, L è la «targa» che identifica i velivoli italiani). Il mezzo dovrebbe essere consegnato alla nostra aeronautica per fine anno. Sempre che superi tutti i test di volo. Su questo è stato impegnato ogni lavoratore della “Faco”, sito industriale che oltre ai 90 caccia opzionati dall’Italia farà da base per la linea “Mrou” (manutenzione, riparazione, revisione e aggiornamento) per tutti gli F-35 europei (esclusi quelli inglesi) e quelli americani che operano nel Mediterraneo.

IL CONTENTINO
Per lo stabilimento di Cameri questo significa almeno altri trent’anni di lavoro. Ecco perchè nel dibattito sull’opportunità di acquistare questi aerei ci sono anche molte spinte a favore. Proprio in Italia d’altronde è prevista la produzione di oltre 800 degli oltre 3 mila F-35 stabiliti dal programma di cui l’Italia fa parte. Programma su cui incombe però una grossa incognita. Il ministero della Difesa Britannico ha infatti interdetto agli F-35 di volare a meno di 29 miglia (circa 40 chilometri) dai temporali e dalle tempeste, in quanto rischiano di esplodere se raggiunti da un fulmine sulla carlinga. Una beffa per un aereo il cui nome di battaglia in codice è “Lightning“, che in inglese vuol dire proprio fulmine. La decisione del Regno Unito – che ha ordinato 14 esemplari dell’aereo per rimpiazzare gli Harrier sui ponti delle sue nuove portaerei – ha messo in allarme tutti i Paesi che partecipano al consorzio di produzione. Compresi Usa e Italia, dove sarebbe insostenibile la sostituzione dei nostri F104 e Amx, purtroppo rimasti coinvolti in incidenti, con altre macchine altrettanto o persino più pericolose. Un rischio che la politica non può sottovalutare.