I tristi eroi della Brexit. Juncker attacca il silurato Johnson e il dimissionario Farage. E intanto nei conservatori è lotta interna per il dopo-Cameron

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Nuovo scontro tra i due fronti in guerra dopo la Brexit. Ieri, infatti, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha indicato Nigel Farage e Boris Johnson chiamandoli “i tristi eroi della Brexit”, prima “raggianti” o oggi dimissionari o silurati nelle loro ambizioni politiche. Uomini “antipatriottici”, insomma, per il presidente della Commissione, dato che “i patrioti non si dimettono quando le cose si mettono male, rimangono al loro posti”, ha aggiunto Juncker fra gli applausi dei deputati a Strasburgo. Ma il lussemburghese si è spinto anche oltre, sottolineando di non riuscire a capire “chi vuole lasciare l’Unione europea prenda tempo” e per questo è tornato a premere sulla necessità che “il Regno Unito presenti al più presto la sua richiesta formale di uscire dall’Ue”, ribadendo quanto sancito nero su bianco dai 27 leader riuniti per la prima volta senza Londra, la scorsa settimana: “Chi vuole libero accesso al mercato unico deve rispettare le quattro libertà, a partire da quella di circolazione e di movimento”.

Ma Juncker è tornato a parlare anche a tutti coloro che hanno chiesto, in coro, che si facesse da parte: “Non mi dimetto – ha ribadito – non vedo come la Commissione possa essere considerata responsabile della Brexit”, ha detto il lussemburghese, che però ha ammesso: “È vero che non possiamo continuare come prima, ma mi rifiuto di rivedere tutto”. In particolare, ha osservato, “le nostre priorità, crescita e occupazione innanzitutto, non devono essere riviste, ma le decisioni devono essere applicate”. Solo così, ha detto, si potrà fare “dell’Unione europea un’Unione degli europei”.

BATTAGLIA TRA I CONSERVATORI – Intanto in Inghilterra è battaglia aspra all’interno dei conservatori. Dopo l’annuncio delle dimissioni del premier David Cameron, infatti, l’ex sindaco di Londra Boris Johnson è stato vittima di una congiura interna al partito che di fatto gli ha impedito di correre per la guida dei Tories e dunque del governo: silurato dal teorico alleato e ministro della Giustizia Michael Gove, a sua volta ha appoggiato la candidatura di Andrea Leadsom, annullando di fatto le possibilità dell’ex “complice” nella Brexit di succedere a Cameron.