I troppi Cucchi d’Italia. A Ferrara tre agenti di polizia penitenziaria rinviati a giudizio per tortura: picchiarono un detenuto

dalla Redazione
Cronaca

Non basta il caso di Stefano Cucchi. Ora, dopo quanto accaduto a Roma, potrebbe scoppiare un nuovo caso  Ferrara. Qui, infatti, tre agenti penitenziari sono stati rinviati a giudizio per tortura. È questo il reato contestato dal pm di Ferrara, Isabella Cavallari, a tre agenti della Polizia penitenziaria per cui è stato chiesto il processo. L’udienza preliminare è stata fissata al 9 luglio e le violenze, stando alla ricostruzione degli inquirenti, sono avvenute lo scorso 30 settembre. Durante una perquisizione arbitraria un 25enne è stato denudato e poi costretto a inginocchiarsi. In quella posizione, come riportano i media locali, i poliziotti lo hanno picchiato più volte, anche con un oggetto di metallo. Poi l’uomo, in carcere per omicidio, è stato lasciato ammanettato fino a quando non l’ha notato il medico del carcere di Ferrara. Secondo Cavallari, la vittima è stato oggetto di “trattamento inumano e degradante per la dignità della persona”. I tre agenti hanno agito “con crudeltà e violenza grave” approfittando “della condizione di minorata difesa derivante dall’averlo ammanettato“.

“Qui non c’è nessuno, comandante e ispettore sono solo io“, le parole usate da uno dei tre agenti e riportate nella richiesta di rinvio a giudizio. Frase, secondo la Procura, pronunciata da uno dei tre, un sovrintendente, dopo che la vittima, da lui colpita ripetutamente anche con un oggetto di ferro, aveva invocato il comandante di reparto del carcere. A quel punto sarebbe entrato nella cella il secondo agente, un assistente capo, dicendo: “Ora tocca a me”