Il Banco Popolare fa paura e butta giù tutta Piazza Affari. Padoan vuole più soldi dalle banche per Atlante

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I conti deludenti e l’aumento di capitale ormai alle porte per consentire la fusione con Bpm hanno fatto tracollare ancora una volta il titolo del Banco Popolare, venduto a piene mani (-9,09%), e a cascata anche la promessa sposa Popolare di Milano e tutto il comparto bancario di Piazza Affari, con la sola eccezione di Mediobanca. Un crollo che ha trascinato comunque in negativo il listino principale (-1,32%). La nostra Borsa chiude così in calo l’ottava seduta nelle ultime nove giornate. Un flop sul quale pesa non poco proprio la vicenda del gruppo veronese, caduto del 19% solo nelle ultime tre sedute. Un trend non dissimile da quello dell’istituto di Piazza Meda, ieri in calo del 6,4% e complessivamente sceso di 12 punti negli ultimi tre giorni, andando ad allinearne i valori a quelli previsti dalla fusione. Ma sono un po’ tutte le banche che stanno uscendo con le ossa rotte dalle trimestrali di marzo, mentre si attende di entrare nel vivo dell’aumento di Veneto Banca, oltre ovviamente che del rafforzamento patrimoniale del Banco Popolare in funzione della fusione con Bpm.

UN FONDO DA RIMBOCCARE – A tutto questo si aggiungono le incertezze sulla capacità del Fondo Atlante di agire in modo efficace sul fronte della gestione delle sofferenze: la stessa agenzia di rating Fitch in un’analisi resa nota ieri ha espresso più di un dubbio a questo proposito e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan da Londra ha sottolineato come “il settore privato” bancario potrebbe decidere di rafforzare Atlante con ulteriori risorse”. “I dubbi tra gli investitori rimangono elevati”, ha commento Vincenzo Longo di Ig Markets all’agenzia di stampa specializzata Radiocor. “Chi contribuirà – si domanda infatti Longo – con nuove risorse? Gli apporti al fondo sono esclusivamente su base volontaria, ma in questo momento le banche in salute non sembrano avere né la volontà né la capacità di fare nuove elargizioni. Anche la Cdp potrebbe avere le mani legate, dato che Bruxelles vigila che non venga violata la regola degli aiuti di Stato. Proprio questi dubbi e queste incertezze fanno sì che le banche italiano paghino il conto più salato quando il settore finanziario finisce sotto pressione in Europa”. In questo scenario, oltre alla coppia Banco-Bpm, Unicredit ha lasciato sul terreno il 3,7%, Ubi il 3%, Monte dei Paschi il 2,4%, Intesa Sanpaolo l’1,7%. Ha recuperato nel finale Carige (-0,8%) dopo essere arrivata però a cedere anche il 9% nel corso della mattinata.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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