Il boia dall’accento inglese lancia la sfida agli Usa

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Di Sergio Castelli

Dai sobborghi di Londra all’esercito islamico. Passando forse per Guantanamo. Sembra essere questo il percorso seguito dal giustiziere del giornalista americano, James Foley. Incappucciato, maglia e pantaloncini neri, il boia dell’Isis non ha esitato a tagliare la gola al prigioniero americano. Non senza pronunciare parola. Con eloquente accento britannico il terrorista ha minacciato gli Stati Uniti: “Questo è James Foley, un cittadino americano. I vostri attacchi hanno causato perdite e morte tra i musulmani non combattete più contro una rivolta, noi siamo uno stato, che è stato accettato da un gran numero di musulmani in tutto il mondo. Quindi, ogni aggressione contro di noi”, ha concluso il terrorista, “è un’aggressione contro i musulmani e ogni tentativo da parte tua, Obama, di attaccarci, provocherà un bagno di sangue tra la tua gente”. Nastro autentico, conferma la Casa Bianca. E dal quale ora i servizi segreti stanno provando a ricavare l’identità dell’autore.

Estremisti britannici
Si potrebbe trattare di un ex prigioniero di Guantanamo. Lo fa pensare la veste arancione (che richiama ai prigionieri della prigione americana a Cuba) indossata dal giornalista americano giustiziato in una località nel mezzo del deserto. E presto potremmo saperlo. Il video è al vaglio dei servizi segreti che stanno studiando l’accento del killer per paragonarlo ad ex prigionieri del super campo di prigionia di Guantanamo. Ma anche con quello di altri britannici che si sarebbero uniti all’Isis. A rivelarlo il Washington Post che spiega come centinaia di residenti del Regno Unito si siano spostati in Siria per combattere in prima linea nella guerra civile, con molti che si sarebbero assoldati tra le fila dell’esercito islamico. E la teoria che gli estremisti britannici unitisi ai jihadisti dello Stato islamico sarebbero tra le frange più violente è un’opinione sempre più diffuse tra gli esperti.

Cameron sospende le ferie
L’intelligence è al lavoro. Servizi britannici e americani lavorano fianco a fianco. Ma che il boia abbia l’accento britannico sembra ormai una certezza. A confermarlo anche il ministro inglese degli Ester, Philip Hammond: “Tutto sembra indicare che il video sia autentico. Siamo molto preoccupati dal fatto che, apparentemente, l’omicida in questione potrebbe essere britannico”, afferma il ministro, “e stiamo indagando con urgenza in questo senso”. Esperti linguisti vanno oltre e forniscono, addirittura, la possibile provenienza geografica: sarebbe del sud dell’Inghilterra, probabilmente di Londra. Che l’allarme sia alto lo testimonia anche il rientro d’urgenza a Londra dalla ferie da parte del primo ministro britannico David Cameron per prendere parte a una riunione d’emergenza a Downing Street proprio con il ministro degli Esteri Hammond. Mentre la madre del giornalista ammazzato scrive su Facebook di essere fiera di suo figlio: “Ha dato la vita per raccontare al mondo quanto soffre il popolo siriano”.

Si teme per altri prigionieri
Cresce il timore di nuove esecuzioni. Il messaggio all’America e all’Europa è sembrato chiaro. Nelle mani dei jihadisti ci sarebbe anche Steven Joel Sotloff, giornalista del magazine Time, scomparso lo scorso anno in Siria. Mentre non si hanno più notizie del giornalista americano Austin Tice, rapito (con ogni probabilità) nel 2012. L’Isis fa paura. Forse non è proprio quella “banda di ragazzini che pensa di diventare Kobe Bryant”, come venne definita da Obama. E, intanto, gli Stati Uniti hanno già dato il via a raid contro obiettivi islamici.