Le Lettere

Il caffè di Zelensky

Quando contesto gli aiuti esorbitanti all’Ucraina, gli amici ridono e mi rispondono che a calcoli fatti ciascuno di noi paga l’equivalente di un caffè a settimana. Ma è possibile?
Domenico Carnicelli
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Gentile lettore, un caffè alla settimana è il nuovo bluff dei guerrafondai. Nell’editoriale del 29 dicembre illustravo i costi per l’Italia, tralasciando sia la spesa per armi (che il governo non comunica, alla faccia della trasparenza) sia gli effetti economici secondari, difficili da quantificare (come la quota di inflazione causata dalla crisi energetica con conseguente perdita di potere d’acquisto dei salari, che in 3 anni è sceso dell’11%). Attenendoci ai costi in moneta sonante, si tratta di 34,8 miliardi trasferiti finora da Roma a Zelensky. Se divide per 4 anni, poi per le 52 settimane di ogni anno e infine per 59 milioni di italiani, fa circa 4 euro a testa a settimana. Sembra un’inezia, ma non lo è. La cifra comprende bambini e neonati, quindi dal 2022 la famiglia tipo paga 16 euro a settimana per la guerra, 72 al mese, 864 l’anno. La somma, appunto 34,8 miliardi, è l’equivalente di una manovra finanziaria. Ovvero, in 4 anni abbiamo pagato 5 manovre, ma una l’abbiamo regalata a Zelensky. C’è di peggio: nel biennio ‘26-27, con la donazione di 90 miliardi, la quota italiana raddoppia da 8,7 a 17 miliardi l’anno. La spesa mensile per la famiglia tipo sarà di circa 150 euro al mese, 1.800 l’anno. È una stangata colossale, che avrà effetti deleteri su crescita, welfare, sanità e pensioni per molti anni. Tutto questo lo paghiamo noi ma lo pagheranno ancor più i nostri figli. Altro che un caffè.

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