Il campo si fa extralarge. Si complica il piano di Letta

Per il leader del Pd Enrico Letta era già difficile mettere insieme da Conte a Calenda. Aggiungere Di Maio è impensabile.

Nubi all’orizzonte per il segretario del Partito democratico di Enrico Letta. L’ennesima scissione del Movimento 5 Stelle (già accaduta con Paragone e Italexit e poi con Alternativa) con un ex capo politico e ministro che si prepara a fondare l’ennesimo partito di un centro già affollatissimo complica ulteriormente il sogno del “campo largo” che Letta insegue da mesi e che ha promesso per le prossime elezioni politiche.

ENRICO LETTA OSPITE DI PORTA A PORTA

Per Letta era già difficile mettere insieme da Conte a Calenda. Aggiungere Di Maio è impensabile

Non è solo questione di ago, di filo e di pazienza (che a Letta certo non mancano), qui si tratta di tenere insieme partiti e partitini che sono nati principalmente per odi incrociati. Pensateci bene: senza il Movimento 5 Stelle Carlo Calenda (almeno a sentire quello che dice e scrive) sarebbe ancora nel Partito democratico.

Stesso discorso per Renzi che dice di non sopportare i grillini e di non sopportare Salvini e per questo avrebbe fatto cadere un governo (per poi rifarne un altro con il M5S e Salvini dentro, ma la logica non è il suo forte). Anzi Renzi odia con tutto sé stesso Giuseppe Conte che infatti cita ogni due frasi per poi dirci che non dovremmo occuparcene.

Quindi ricapitoliamo: Calenda fonda un partito che ha come elemento fondante il non voler avere a che fare con il M5S (incluso Di Maio fuoriuscito che ieri è stato subito messo alla porta da leader di Azione); Renzi non vuole avere niente a che fare con Giuseppe Conte; il Movimento 5 Stelle (e Giuseppe Conte) non hanno nessuna intenzione di rivedere le proprie posizioni dopo la caduta del secondo governo Conte provocata dal Renzi e non vogliono nemmeno sentirlo nominare; Calenda ripete ogni giorno di non volersi immischiare con Renzi nemmeno per un secondo, rinfacciandogli anche i suoi rapporti con l’Arabia Saudita.

Nel Partito Democratico molti non vogliono saperne di Renzi; nel Partito democratico alcuni (molto pochi) vorrebbe illudersi di essere ancora di centrosinistra e di non annacquarsi nelle posizioni liberali del piccolo centro di Renzi e Calenda; Calenda dice di voler costruire un cartello elettorale con la Lega (senza Salvini), con Crosetto (FdI) e con Carfagna (Forza Italia); difficilmente Di Maio fonderà un partito per allearsi con il il suo ex partito per le prossime elezioni politiche e specularmente il Movimento 5 Stelle non ha intenzione di riaccogliere in casa Di Maio.

A tutto questo aggiungete i partiti a sinistra che stanno a sinistra del Pd perché non vogliono avere a che fare con il centro; poi c’è Bersani che ha fondato insieme agli altri Articolo 1 per non avere a che fare con Renzi.

Solo dal punto di vista delle inimicizie e dei livori passati (dai più recenti ai più lontani) il “fronte largo” professato dal segretario Letta ha tutta l’aria di sembrare una rimpatriata forzata per paura di un nemico comune (che sarà Giorgia Meloni). Non siamo proprio al massimo della credibilità politica. A proposito, la politica. Ci sarebbe da costruire un profilo politico per dare dignità a un’alleanza.

Quale sarebbe il profilo politico che potrebbe tenere insieme un campo da Fratoianni a Calenda? Quale potrebbe essere la sintesi tra chi crede che il vero problema siano i salari da fame e chi crede che ogni aiuto che non passi da Confindustria sia un’apologia all’ozio? Per fare un altro esempio: che transizione ecologica apparecchierebbe un’area che include gente che vorrebbe costruire decine di centrali nucleari e gente che punterebbe sulle rinnovabili? Poi alla fine di tutto ci dovrebbero essere anche gli elettori.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 11:06
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