Il Cav striglia i dissidenti

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Di Antonello Di Lella

Non si può certo dire che il Cavaliere riscuota ancora il fascino di una volta. Se fino a qualche tempo fa bastava un cenno per dettare la linea sul da farsi, oggi non è più così. Da una parte c’è lui con i suoi fedelissimi, dall’altra ci sono i peones. Senza contare quelli che lo hanno abbandonato in precedenza migrando nel Nuovo centrodestra. Al centro del contendere questa volta c’è il sì incondizionato al Patto del Nazareno sulle Riforme con Matteo Renzi. Che proprio non va giù ai dissidenti. E allora il diktat lanciato ieri dal Cavaliere nella riunione con i gruppi di Forza Italia a San Lorenzo in Lucina non è riuscito certo a convincere quei peones che accusano Berlusconi di aver messo sul tavolo del Nazareno tutto. “Il patto va onorato, perché Renzi ha il consenso per procedere senza di noi e noi sfilandoci rischiamo di essere ininfluenti”, sintetico quanto basta il Berlusconi pensiero. Senza margini di trattativa, l’ordine per gli azzurri è chiaro. Ma sono davvero lontani i tempi quando ogni parola pronunciata dal leader rappresentava la “Bibbia” per tutti i militanti azzurri. “Sapete perché gli elettori non ci hanno premiato alle europee?”, ha chiesto retoricamente il leader di Forza Italia. “Perché non hanno capito le nostre liti da spogliatoio”, si è risposto nel monologo Berlusconi. Ma se qualcuno la pensa diversamente dal capo poco importa, non c’è spazio per la discussione nella Forza Italia 2.0. Anzi c’è di più, perchè sembrerebbe che per i dissidenti il Cav avrebbe minacciato anche delle sanzioni, affermando che in caso di spaccatura del gruppo interverranno i probiviri. Senza dimenticare le dimissioni in bianco firmate dai parlamentari. Così il Cav ha indicato la porta ai malpancisti, lasciandosi andare anche a un “se volete andatevene con Alfano”.

I peones non mollano
Avrebbero voluto parlare e replicare al discorso di Berlusconi durato una quarantina di minuti. Ma non l’hanno potuto fare. Tra i frondisti Cinzia Bonfrisco, Vincenzo D’Anna, Raffaele Fitto, Saverio Romano, Daniele Capezzone e Renata Polverini. Ma fossero solo loro. Il senatore Augusto Minzolini non ha certo ceduto e non intende fare alcun passo indietro sulla questione del Senato elettivo. Per il Cav c’è poco da dormire sonni tranquilli. Agitato com’è anche dalla sentenza d’appello del processo Ruby che arriverà, quasi certamente, nella giornata di venerdì. E allora prende quota la ricostruzione che circola sempre più negli ambienti vicini al centrodestra, secondo cui il Cavaliere sarebbe determinato a tenere in vita il patto delle riforme con il governo Renzi per arrivare poi il prossimo anno, con un nuovo presidente della Repubblica, a cui potrebbe essere chiesto un atto di clemenza. Ma intanto i frondisti che non ci stanno potrebbero ritrovarsi già nella giornata di oggi per fare il punto della situazione e decidere come muoversi. Affermare che negli azzurri stanno volando gli stracci non sembra proprio un eufemismo. Anzi, in Aula al Senato proprio dai dissidenti azzurri sono stati presentati oltre 1.000 emendamenti al pacchetto riforme.

Non c’è dialogo
Tra quelli che non hanno nascosto di non pensarla allo stesso modo c’è Fitto, ormai da tempo osteggiato dai vertici del partito: “Ho espresso con lealtà e chiarezza al presidente Berlusconi non dei dubbi sul percorso delle riforme, questo non è in discussione, il tema è il merito delle questioni a partire dalle modalità di elezione del Senato”, afferma Fitto, “e della centralità del partito e dello stesso Berlusconi e del fatto che i tempi dal mio punto di vista non sono un dettaglio nell’affrontare il tema della riforma costituzionale e della legge elettorale. Sono fiducioso che un dibattito interno al partito possa portare un contributo utile alla nostra posizione”. Ma di dibattito per ora il Cav non vuole sentirne parlare. E l’unica apertura si è registrata nei confronti di Renato Brunetta a cui Berlusconi, nel corso della riunione dei gruppi parlamentari azzurri, ha dato mandato per condurre “un’opposizione seria e ferma sui provvedimenti economici del governo”.

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