Il ciclone Cancellieri non spazza via le larghe intese

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di Lapo Mazzei

Se sia per strategia elettorale o per convenienza politica è difficile dirlo. Anche perché Pier Ferdinando Casini non è certo uno che non guarda all’aspetto etico della vicenda, avendo capito che dalla stessa può trarre qualche vantaggio. E siccome il ministro Cancellieri è uno dei frutti amari della stagione dei tecnici al governo, voluti e sponsorizzati proprio dal leader dell’Udc, la difesa del guardasigilli appare più come una tutela di se stesso che un effettivo sostegno al ministro,  che potrebbe addirittura lasciare libero il posto nel governo dopo la decadenza di Berlusconi da senatore. Un favore  a Letta e al Pd e uno schiaffo al Pdl, nella logica delle larghe contese. “Il caso Cancellieri è emblematico”, sostiene il leader centrista, “un ministro che tutti considerano una persona perbene. Se qualcuno di noi politici avesse qualcosa da nascondere, ricorrerebbe al mezzo del telefono? La sua correttezza di comportamenti è dimostrata dal fatto che ha usato il telefono e ha riferito ai magistrati le conversazioni avute con persone che conosce da 30 anni. Su questa vicenda”, sostiene l’ex presidente della Camera, “ci sono troppi avvoltoi”.  In parte, ma solo in parte, Casini non ha tutti torti: “ ci sono troppi avvoltoi”. Il problema è che questi albergano in tutti i gruppi parlamentari, tanto che dal toto nomine per la successione si fa prima a dire chi è fuori che coloro che sono in corsa. Il ministero della Giustizia non è solo un dicastero pesante, ma è uno snodo strategico per l’attività dell’esecutivo, soprattutto con una maggioranza a base di larghe intese. Chi controlla via Arenula, tiene sotto schiaffo il Pdl.  Per questa ragione il movimento Cinque Stelle ha deciso di spingere sino in fondo il pedale dell’acceleratore  della polemica, caricando la mozione personale di sfiducia contro il ministro, che oggi sarà  votata dall’Aula della Camera, di un significato che va al di là del semplice  atto. “Un ministro della Giustizia che si sia lasciato condizionare nel suo operato dai suoi rapporti personali con la famiglia Ligresti, e dai rapporti economici poco chiari del figlio,- agendo con una marcata disparità di trattamento verso gli altri detenuti non eccellenti”, si legge nella mozione di sfiducia presentata dai grillini, “ed utilizzando i magistrati che operano all’interno del ministero, è un’ombra indelebile sulla sua figura istituzionale da un punto di vista etico, morale e politico”. Nel testo del documento, sul quale Montecitorio è chiamato a votare, i pentastellati oltre ad esprimere la propria “sfiducia al ministro della Giustizia”,  chiedono  anche le “dimissioni” del guardasigilli. Un modo per evitare il voto e salvare gli interessi di tutti. “Di fronte ad un’’ndagine ancora in corso, gli elementi a disposizione della magistratura richiedono un chiarimento su quanto sia davvero accaduto”,sostengono i grillini, “e il solo sospetto che un ministro della Giustizia possa aver ricevuto ed esercitato pressioni, è un’ombra di cui un membro delle istituzioni non si può vestire”. Tra l’altro o i Cinque Stelle aggiungono che di essere “memori di un caso”, avvenuto nella scorsa legislatura, riguardante un presidente del Consiglio dei Ministri e la Questura di Milano che può sembrare molto simile alla situazione in questione”. La Cancellieri come Berlusconi, insomma. E se il Cavaliere è stato condannato dai magistrati, perché l’attuale ministro della Giustizia dovrebbe essere assolta dalla politica? Almeno sul punto difficile dar torto ai grillini. In materia d’indagini ci sarebbe un forte “rammarico” in procura a Torino per la fuga di notizie sull’informativa con cui la Guardia di finanza trasmetteva i tabulati delle telefonate fra Antonino Ligresti e il ministro Cancellieri. La pubblicazione non ha agevolato il lavoro dei magistrati ed è possibile, secondo quanto appreso, che vengano aperti degli accertamenti.