Il conflitto di interessi fa il pieno di energia

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di Stefano Sansonetti

Incroci e sovrapposizioni di ogni sorta. Quando al centro della scena c’è il capitalismo relazionale e municipale italiano il piatto è servito. Questa volta tutti i protagonisti in ballo hanno una gran voglia di energia. Forse troppa, visto l’esito finale dell’intreccio. L’ultima novità in ordine di tempo è la scelta di Nicola De Sanctis come amministratore delegato di Iren, la multiutility controllata dai comuni di Torino, Genova, Reggio Emilia e Piacenza. Il business di Iren si sviluppa tra energia elettrica (produzione, distribuzione e vendita), gas (distribuzione e vendita), servizi idrici integrati e servizi ambientali. Il percorso di nomina deve ancora essere perfezionato, ma sul nome di De Sanctis c’è l’accordo dei principali sindaci in gioco, a cominciare da quello di Torino, Piero Fassino, e dal collega di Genova, Marco Doria. Il fatto è che il manager, attualmente, è un pezzo grosso di Edison, altro gruppo energetico finito tempo fa sotto il controllo dei transalpini di Edf (Électricité de France). In particolare De Sanctis è al timone della società della galassia che si occupa di fonti rinnovabili. Ma in Edison, nel ruolo di consiglieri di amministrazione, siedono anche Gian Maria Gros-Pietro e Paolo Di Benedetto. E qui si stabilisce un collegamento importante all’interno del reticolo. Gros-Pietro, la cui ultima conquista è la presidenza del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, occupa una poltrona anche all’interno del consiglio di amministrazione della Caltagirone spa, la holding quotata in borsa a cui fanno capo tutte le attività di Francesco Gaetano Caltagirone. Si dà il caso che l’immobiliarista-editore, nel recente rinnovo del cda di Acea, la utility del comune di Roma di cui è azionista pesante, abbia confermato Paolo Di Benedetto. Il quale, qualche giorno dopo, è entrato come “indipendente” nel cda di Edison. E qui si chiude praticamente il cerchio. La Notizia (vedi il numero del 12 aprile scorso) aveva già sollevato la questione di Di Benedetto, che per inciso è anche marito dell’ex ministro della giustizia, Paola Severino. Edison, interpellata all’epoca, ha risposto che “la società si era posta il problema, ma ha avuto il parere di un eminente giurista nel campo del diritto commerciale che ha escluso l’ipotesi di un conflitto d’interessi”.

Il triangolo
Sarà, ma adesso la situazione si è ancora più ingarbugliata. Il tutto all’interno di un triangolo energetico, quello composto da Edison-Acea-Iren, che vede ballare persone con il piede in più staffe. Certo, si dirà che De Sanctis, non appena sarà perfezionata la procedura di nomina in Iren, abbandonerà la poltrona occupata al vertice di Edison Energie Speciali. Ma questo non lascerebbe definitivamente alle spalle un intreccio che comunque continua a vivere nelle società coinvolte. Con tutti i rischi che ne derivano in termini di opportunità, conflitto d’interessi e reale concorrenza.

I sindaci e i francesi
Inutile negare che dietro questo groviglio non facciano una gran bella figura i sindaci in gioco. Oltre all’asse Torino-Genova-Reggio Emilia c’è Roma, che proprio nei prossimi giorni sceglierà il sindaco tra Gianni Alemanno e Ignazio Marino, quest’ultimo molto critico nei confronti della gestione di Acea. Sullo sfondo, come detto, c’è il profilo di Caltagirone, che attraverso alcuni suoi uomini sembra presidiare con attenzione. E non va tralasciato il ruolo dei francesi. Ai bordi del triangolo, infatti, non c’é soltanto Edf, ormai padrona di Edison, ma ci sono anche i transalpini di Gaz de France-Suez, accanto a Caltagirone azionisti di rilievo in Acea.

@SSansonetti

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