Il Covid torna a correre. Un pezzo d’Italia arancione. Il fattore Rt supera quota 1 in sette Regioni. Downgrade per Abruzzo, Toscana, Liguria e Trento

Coronavirus
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Una tregua momentanea, quella concessa dal Sars-Cov-2. L’indice Rt è tornato a salire: dallo 0,84 della scorsa settimana allo 0,95. Ma l’Istituto superiore di Sanità (Iss) parla chiaro: “Attenzione, non abbassare la guardia: in Umbria e nella provincia autonoma di Bolzano il rischio è classificato come alto e in sette, tra Regioni e province autonome, l’Rt puntuale ha superato l’1”. Le sette aree a rischio sono Umbria, Toscana, Puglia, le Province autonome di Trento e Bolzano, la Liguria e l’Abruzzo.

Solo Sardegna e Valle d’Aosta hanno un’incidenza settimanale sotto i 50 casi per 100.000 abitanti, soglia oltre la quale il servizio sanitario ha mostrato i primi segni di criticità; l’incidenza supera invece la soglia di 250 casi per 100.000 abitanti in tre casi: provincia autonoma di Bolzano, provincia autonoma di Trento e Umbria. L’incidenza a livello nazionale negli ultimi 14 giorni rimane sostanzialmente stazionaria: 269,79 per 100.000 abitanti contro 273,01 della rilevazione precedente. Si registra, invece, un calo per gli ingressi nelle terapie intensive.

Diminuisce da sette a cinque il numero di regioni e province autonome che hanno un tasso di occupazione delle terapie intensive e dei reparti sopra la soglia critica. Nelle terapie intensiva il valore nazionale è sotto la soglia critica del 30 per cento, a quota 24 per cento. Il numero delle persone ricoverate nelle terapie intensive scende da 2.214 a 2.143. Anche nelle aree mediche è in diminuzione, passando da 20.317 a 19.512. Ma i numeri di questa settimana sono un campanello d’allarme da non sottovalutare. Di conseguenza le misure restrittive non subiscono l’alleggerimento tanto auspicato. Anzi.

Il ministero della Salute ha deciso che la provincia di Trento, Toscana, Liguria e Abruzzo cambieranno colore, passando dalla zona gialla a quella arancione, mentre l’Umbria rimarrà in arancione. La Sicilia torna in giallo allo scadere dell’ordinanza precedente. La decisione si basa, appunto, sui dati del monitoraggio dell’Iss che evidenzia un generale peggioramento della pandemia di Covid-19 in Italia, anche a causa della aumentata circolazione delle varianti ad alta trasmissibilità del coronavirus Sars-Cov-2.

In primis la variante inglese che, in Italia, rappresenta quasi un caso su 5. Proprio per questo il consiglio dei Ministri ha anche deciso cosa fare sugli spostamenti tra regioni, anche gialle: dal 16 febbraio, senza una proroga del governo, il divieto sarebbe decaduto, ma l’esecutivo guidato da Conte, d’intesa con il suo successore, Mario Draghi, ha varato un provvedimento con cui il divieto è stato esteso fino al 25 febbraio. Rimane però consentito andare nelle seconde case, anche se si trovano in una regione in fascia arancione o rossa, purché si possa dimostrarne di averne avuto titolo prima del 14 gennaio 2021.

Per il momento rimane confermata la riapertura degli impianti sciistici dal 15 febbraio, lunedì, nelle regioni gialle. Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, ha già firmato l’ordinanza che consente “un numero massimo di presenze giornaliere al 30 per cento della portata oraria complessiva di tutti gli impianti di risalita, mentre per le stazioni sciistiche che non hanno più di due impianti, il numero massimo di presenze giornaliere è determinato nella misura del 50 per cento della portata oraria complessiva”.

Quello del Veneto Luca Zaia ha deciso invece di prendere tempo: “Noi l’ordinanza la faremo comunque, senza prevedere limitazioni ulteriori a quelle che sono le linee guida generali già approvate. Aspettiamo solo che non ci siano dinieghi espressi, perché o si procrastina la chiusura o si va automaticamente all’apertura da metà febbraio”. Si scia, ma il divieto di spostamento tra regioni impedisce di andare in albergo o in una casa affittata per brevi periodi se si trovano fuori dai propri confini. E dunque sarà possibile recarsi nelle località di montagna soltanto se si trovano nella propria regione oppure, per varcare i confini, se si ha una seconda casa.

Il Comitato tecnico scientifico ha fissato le nuove regole per la riapertura serale di bar e ristoranti nelle regioni gialle e a pranzo in quelle arancioni. La scelta spetterà adesso al nuovo esecutivo che a ridosso del 5 marzo dovrà rimodulare i divieti. Una valutazione che dovrà essere fatta anche per lo sport. Gli scienziati hanno suggerito una ripartenza graduale che prevede nella prima fase soltanto le lezioni individuali per poi passare, quando i numeri dei nuovi contagiati saranno drasticamente diminuiti, agli sport di squadra e infine a quelli da contatto. Nell’elenco dei luoghi ancora chiusi ci sono poi i cinema e i teatri che premono per una ripartenza con ingressi scaglionati e con una capienza comunque contingentata che consenta di mantenere il distanziamento.