Il declino delle multinazionali italiane

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Dalla Redazione

I marchi storici lasciano il Paese (da Fiat sino a Indesit) e il capitalismo italiano subisce un duro colpo. Lo rileva una ricerca di R&S Mediobanca, secondo cui le multinazionali italiane sono poche, non competitive e con una scarsa propensione all’export. Insomma la situazione non è delle migliori per le nostre corporation che, rispetto allo scorso anno, sono scese da 16 a 14 (con l’Uscita di Danieli e della Riva-Ilva) e l’anno prossimo saranno 13, a seguito del trasferimento della Fiat in Olanda. Una mazzata che farà calare l’incidenza sul Pil delle multinazionali dal 26,7% al 19,6%. Tanto per capirsi in Germania e in Francia le multinazionali valgono il 42,4% e nel Regno Unito addirittura il 57,3%.

E anche dal punto di vista dell’occupazione le cose non vanno bene, considerato che le corporation del Bel Paese hanno una media di 50mila addetti, a fronte dei 130mila impiegati nelle varie multinazionali teutoniche. Le migliori sono quelle in mano allo Stato. La prima, per fatturato, è l’Eni (114,7 miliardi), seguita da Exor (113,7 miliardi, quasi interamente riferiti alla Fiat), Enel (77,3 miliardi), Telecom Italia (22,9 miliardi) e Finmeccanica (16 miliardi). Fanalini di coda sono la Barilla (3,5 miliardi) e la Menarini (3,2 miliardi). In totale il 55% del fatturato prodotto dalle nostre corporation appartiene a multinazionali controllate dallo Stato, (quota che si alzerà al 70% dopo il trasferimento della Fiat).