Il Financial Times scende in campo sul referendum e la spara grossa: se vince il No, l’Italia esce dall’euro

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Ci mancava il Financial Times a parlare del referendum costituzionale in Italia. E dunque, dopo l’ambasciatore Usa in Italia, dopo Barack Obama e, di fatto, gran parte dell’euroburocrazia a cominciare da Angela Merkel, a parlare a favore del Sì ci ha pensato anche il Financial Times. “Dopo la Brexit e Donald Trump occorre prepararsi al ritorno di una crisi dell’eurozona. Se il primo ministro italiano Matteo Renzi dovesse perdere il referendum costituzionale del 4 dicembre mi aspetto una sequenza di eventi che metterebbe in dubbio la partecipazione dell’Italia all’eurozona”. Questa è l’opinione del direttore associato del Financial Times, Wolfgang Munchau che in un commento rileva che le cause di questa possibilità non hanno nulla a che vedere con il referendum in quanto tale.

Ma con la performance economica dell’Italia che a partire dal 1999, anno di adozione dell’euro, ha visto la sua produttività totale dei fattori calare del 5% laddove in Paesi come Francia e Germania è aumentata del 10%. Solo un cambio di rotta, in tempo della Germania, con un’accettazione di un percorso verso un’unione economica e politica piena, potrebbe evitare tali rischi. Una eventuale vittoria del no al referendum potrebbe dunque avere conseguenze distruttive sulla moneta unica.

“Se Renzi dovesse perdere – prosegue Munchau – ha detto che si dimetterà, portando al caos politico. Gli investitori potrebbero concludere che il gioco è finito. E il 5 dicembre l’Europa potrebbe svegliarsi con un’immediata minaccia di disintegrazione”. Lo stesso discorso viene svolto con riferimento alla possibile vittoria di Marine Le Pen alle prossime elezioni presidenziali che “non è più un rischio remoto…Se la signora Le Pen dovesse diventare presidente – prosegue Munchau – ha già dettoche terrà un referendum sul futuro della Francia nella Ue. E se tale referendum portasse alla ‘Frexit’, la Ue sarebbe finita il mattino successivo e così l’euro”.