Il flop di Ferrovie inguaia Alitalia. E ora minaccia anche Di Maio. Dopo 7 mesi non c’è traccia del consorzio d’acquisto. E i Benetton aspettano

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Qui si precipita prima ancora di decollare. Ottenuta la quarta proroga per presentare un’offerta vincolante su Alitalia, fino al 15 luglio, le Ferrovie dello Stato restano su un binario morto. Di investitori privati non c’è traccia, e l’unico rilancio arrivato ieri dal Gruppo Toto fa presagire che i manager delle Fs abbiano fatto il passo più lungo della gamba, trascinando lo stesso ministro Luigi Di Maio, che li ha nominati, in un’operazione che a meno di un miracolo può chiudersi solo scendendo a patti con l’Atlantia dei Benetton.

Una trappola per il capo politico dei Cinque Stelle, che proprio ieri ha rilanciato la madre di tutte le battaglie per il Movimento, cioè il contrasto ai conflitti d’interesse, e tra breve potrebbe trovarsi proprio in una tale situazione, dovendo accettare l’aiuto di quei Benetton a cui il ministro Toninelli sta provando a scucire la concessione sulle autostrade, ottenuta a suo tempo a condizioni tanto vantaggiose per il privato quanto draconiane per il pubblico.

Ferrovie, che da alcuni giorni sta spendendo tantissimi soldi per riempire i giornali più ostili ai 5 Stelle con un costosissimo spot pubblicitario, prova così a spostare l’attenzione da un progetto molto interessante dal punto di vista industriale ma purtroppo ad oggi fallimentare e probabilmente anche compromesso dai tempi troppo lunghi per realizzarlo. L’ex compagnia di bandiera, certamente preziosa in un Paese con una vocazione turistica come il nostro, sta bruciando circa un milione al mese della cassa residua, costituita dalle rimanenze del prestito ponte da 900 milioni che in teoria andrebbe rimborsato con gli interessi al ministero dell’Economia a fine mese. Proprio nel pieno della stagione estiva, il ministro dello Sviluppo potrebbe dunque doversi pentire del credito dato all’Ad di Fs, Gianfranco Battisti, nel tentativo di non doversi trovare un altro tavolo di crisi.

In sette mesi, però, Fs non è riuscita a completare il consorzio d’acquisto del vettore, fermo al 60% (Fs col 30-35%, Delta e il Tesoro ciascuno col 15%). E la storia è diventata tanto scivolosa da vederci entrare sedicenti partner del tutto velleitari, come il patron della Lazio, Claudio Lotito, che ha inviato una originale manifestazione d’interesse senza indicare alcuna cifra sull’investimento. Se non siamo alle comiche, poco ci manca, insomma. E secondo un sondaggio Swg al 51% degli italiani non interessa più se la compagnia sarà ceduta.

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di Gaetano Pedullà

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