Il giorno dopo la Consulta. Partitini ansiosi sulla legge elettorale, Forza Italia rallenta i tempi e i vescovi danno le pagelle alla politica

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C’è chi vuole il voto a giugno, come Matteo Renzi, Beppe Grillo e Matteo Salvini. E c’è chi studia come prolungare la legislatura, portandola alla scadenza naturale, perché nel frattempo bisogna garantirsi la sopravvivenza. In mezzo ci si mettono gli osservatori interessati alle vicende politiche italiane, come i vescovi. “Mi pare che sia sotto gli occhi di tutti che ci siano due leggi elettorali frutto del lavoro della magistratura. Non è normale un Paese in cui la magistratura detta tempi e modi all’amministrazione, vuol dire che la politica non ha fatto il suo mestiere”, ha attaccato il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, che ha invitato la politica “a riflettere” su questo aspetto.

Da Forza Italia è arrivata comunque una frenata. “L’omogeneizzazione della legge elettorale va fatta in Parlamento, alla luce del sole e senza scambi o inciuci di alcun tipo. Se Renzi vuole andare a votare lo può fare domani: tolga la fiducia al suo governo, all’esecutivo Gentiloni”, ha dichiarato il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta. Ma “ne pagherà inevitabilmente le conseguenze”, ha aggiunto l’ex ministro.

Nei partiti, soprattutto i più piccoli, c’è quindi un gran fermento. Occorre innanzituttoarmonizzare i sistemi elettorali tra Camera e Senato. Come emerge dalla sentenza della Consulta il Parlamento può andare nella direzione di una legge di impianto proporzionale che metta definitivamente in archivio la stagione del Governo del Capo”, ha affermato il capogruppo di Sinistra italiana, Arturo Scotto. Anche nel Nuovo Centrodestra si lavora sul fronte della legge elettorale. “Il gruppo di Area popolae  chiederà sia a Montecitorio che a Palazzo Madama di procedere immediatamente con la calendarizzazione”, ha spiegato il capogruppo alla Camera di Ap, Maurizio Lupi. Mentre l’ex viceministro dell’Economia, Enrico Zanetti, ha individuato spiragli per una riforma più ampia rispetto a quanto sentenziato dalla Consulta: “Se le dichiarazioni fatte non sono state meramente tattiche, credo che i numeri per il Mattarellum al Senato ci sono”.