Il Governo mette un freno alle scarcerazioni facili. Cutolo resta in cella e al Dap arriva Tartaglia

di Giorgio Iusti
Cronaca

Niente arresti domiciliari per Raffaele Cutolo, boss della Nuova Camorra Organizzata. Dopo giorni in cui si sono susseguite scarcerazioni di esponenti di organizzazioni mafiose e gregari, con una serie di discussi provvedimenti presi dai magistrati di sorveglianza a seguito di una direttiva estremamente lacunosa data dal Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria per far fronte all’emergenza coronavirus, qualcosa sta cambiando. E il ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, ha di fatto commissariato il Dap nominando come vice capo un magistrato dalla lunga esperienza nella lotta ai clan come Roberto Tartaglia (nella foto).

In molti temevano che il liberi tutti consentisse di tornare in libertà anche a Raffaele Cutolo. I domiciliari per l’anziano boss custode di mille segreti sono stati invece negati e a esultare è stato subito l’ex ministro dell’interno, Matteo Salvini. “Basta, non se ne può più, sono ormai 43 ergastolani, mafiosi, camorristi, ndranghetisti, stupratori e spacciatori che sono usciti di galera in queste settimane”, ha affermato in una diretta Facebook il leader della Lega. “Non è più sopportabile per gli italiani perbene, per i parenti delle vittime, per le forze dell’ordine cadute per mano della mafia, per i giornalisti, per i sindacalisti, per gli amministratori locali, basta”, ha aggiunto.

NUOVO CORSO. Il guardasigilli, dopo le polemiche degli ultimi giorni, ha nominato come vice capo del Dap il magistrato Roberto Tartaglia, per dieci anni pm a Palermo, dove è stato delegato alla gestione di numerosi detenuti sottoposti al regime del 41 bis, da Salvatore Riina a Leoluca Bagarella fino ai fratelli Giuseppe e Filippo Graviano. “Un magistrato di grande valore, da sempre in prima linea contro la mafia”, ha specificato Bonafede. “Il segnale dato ai cittadini è che lo Stato non fa passi indietro”, gli ha fatto eco il reggente M5S e viceministro dell’interno Vito Crimi. “Un chiaro e determinato segnale di cambio di passo dal parte del ministero e una risposta a chi crede che i mafiosi possano tornare a casa”, ha sostenuto il presidente della commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, che ha avuto Tartaglia come consulente.

Resta così al vertice del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Francesco Basentini, ma la struttura, già fortemente criticata per le rivolte nelle carceri appena esplosa l’emergenza coronavirus, è di fatto commissariata. Il ministro della giustizia sta inoltre mettendo a punto un provvedimento finalizzato a contenere le scarcerazioni disposte dai magistrati di sorveglianza per motivi di salute, coinvolgendo maggiormente nelle decisioni la Direzione nazionale antimafia e le Direzione distrettuali. Sul fronte delle scarcerazioni però qualcosa ancora non sembra andare esattamente per il verso giusto.

Proprio ieri infatti a uscire dal carcere è stato anche Pietro Pollichino, detenuto a Melfi per associazione a delinquere di stampo mafioso e condannato, nel 2018, a 6 anni e 8 mesi di reclusione. “Cosi potrà tornare in Sicilia un reggente di Cosa Nostra mai pentitosi – ha accusato il senatore leghista Pasquale Pepe – appartenente al mandamento di Corleone che è stato di Totò Riina e sospettato di pianificare un attentato dinamitardo all’allora ministro dell’Interno, Angelino Alfano”.