Il governo salva Vannacci: “Nessuna apologia del fascismo”. E il generale detta a Meloni le condizioni per l’alleanza

Ovazioni degli agenti di polizia al convegno di Torino dove si presenta anche Feltri che ha un endorsement a sorpresa per il generale

Il governo salva Vannacci: “Nessuna apologia del fascismo”. E il generale detta a Meloni le condizioni per l’alleanza

Il partito di Roberto Vannacci non deve essere sciolto per apologia di fascismo. E il governo lo mette nero su bianco. Rispondendo a un’interrogazione del Pd alla Camera sulla sussistenza dei presupposti per l’applicazione della legge Scelba a Futuro Nazionale. Ieri la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro ha cancellato ogni ambiguità: “In base alla consolidata giurisprudenza di legittimità, tali enunciazioni rientrano nella libertà di pensiero garantita dall’articolo 21 della Costituzione”.

E circa le indagini avviate dalla magistratura militare su esposti dei sindacati contro militari in servizio attivi nel partito, la sottosegretaria ha confermato solo l’apertura di un procedimento a Catania, poi trasmesso per competenza a Roma.

“Una risposta molto debole e reticente” quella del governo, secondo il deputato dem Roberto Morassut, che accusa l’esecutivo di un atteggiamento “molto censurabile” verso l’ex militare. “Numerose dichiarazioni pubbliche di Vannacci, i suoi continui richiami alla X Flottiglia Mas capitanata da Junio Valerio Borghese e alleata dei nazisti dopo l’armistizio del 1943, nonché numerosi passaggi del suo libro ‘Il mondo al contrario’ – ha spiegato il dem – sono da tempo oggetto di analisi giuridiche in relazione alla possibile configurabilità del reato di apologia del fascismo ai sensi della legge Scelba”.

Intanto Vannacci indisturbato conciona davanti ai poliziotti

Contemporaneamente, a Torino, Vannacci sfruttava a piene mani il via libera istituzionale per mandare segnali precisi alla sua stessa maggioranza di riferimento. Al convegno sulla sicurezza urbana organizzato dal sindacato di Polizia Fsp (quello che in origine doveva assegnare agli agenti presenti crediti formativi, iniziativa poi sfumata con grande imbarazzo del Viminale), interpellato sull’ipotesi di elezioni anticipate, si è detto “pronto a tutto”.

“Noi siamo sempre pronti, io sono già in trincea”, ha spiegato con piglio militare, “Che siano ad aprile-maggio, che siano a settembre-ottobre, Futuro Nazionale è già tra i sacchi di sabbia”. Ma il vero avvertimento è stato per Giorgia Meloni: quanto a un’eventuale alleanza, Vannacci pone condizioni nette, “se valori e ideali sono convergenti con i miei”, e ha poi rivendicato la propria fedeltà ai principi contro chi lo accusa di aver tradito: “Non sono io che ho tradito, è il partito che ha piegato su dei principi diversi da quelli originali”.

E chiude con un avvertimento che suona come un ultimatum: “L’alleanza non si fa sulla base di intenzioni o propositi, si fa su una tabella cronologica di obiettivi da raggiungere”. Sul fronte amministrativo, annuncia anche la strategia per le prossime comunali: “Come abbiamo fatto a Milano e come faremo a Roma, anche a Torino stiamo cercando un profilo che abbia le caratteristiche giuste per fare il sindaco”.

La contestazione, i cori degli agenti, l’endorsement di Feltri

L’intervento è stato preceduto però con una contestazione. Una donna tra il pubblico interrompe il generale gridando “l’Italia è un paese laico”, scatenando i fischi della platea e la reazione stizzita di Vannacci: “La signora è maleducata oltre che antidemocratica”. Mentre l’attivista veniva allontanata, dalla sala – in gran parte composta da agenti di polizia – è partito il coro “remigrazione“, tra gli applausi più convinti della mattinata.

Poco prima, a sorpresa, tra il pubblico era comparso anche Vittorio Feltri, consigliere regionale di Fratelli d’Italia in Lombardia, che ha regalato al generale un endorsement senza sfumature: “Viva Vannacci. In poco tempo è riuscito a mettere in piedi un movimento che si è magnato la Lega come antipasto. E poi non penso che sarà finito qui il pranzo”. Parole pesanti, pronunciate da un esponente dello stesso partito della premier, che certificano quanto la crescita di Futuro Nazionale stia scomponendo gli equilibri interni al centrodestra ben oltre i confini della Lega di Salvini.

Pozzolo: “Gli antagonisti? Criminali sociali da stroncare”

Fuori dall’hotel Nh, intanto, la tensione saliva tra un presidio antifascista e l’imponente schieramento delle forze dell’ordine: alcuni manifestanti hanno lanciato uova contro gli agenti, mentre altri gruppi tentavano di aggirare i blocchi per raggiungere la sede del convegno, senza riuscirci.

A commentare gli scontri è Emanuele Pozzolo, responsabile regionale di Futuro Nazionale in Piemonte, che sceglie toni da resa dei conti: “Non sono manifestanti, sono criminali sociali e vanno stroncati. Se questo terrorismo urbano dell’estrema sinistra fosse messo in atto da gruppi di destra sarebbero già tutti in manette”.

E rincara: “Sono solo intolleranti che urlano con la faccia di Che Guevara sulle magliette: servi sciocchi dei poteri forti che giocano a fare i rivoluzionari. Torino va liberata da questa marmaglia“. Parola del deputato “sparatore”, quello che si è ritrovato con la patente sospesa per un anno, dopo esser finito fuori strada a giugno e fallito l’alcol test.