Il Governo stoppa i cococo. Senza ripresa, posti a rischio. La riforma al Consiglio dei ministri di domani. Contratti a tempo determinato fino a 36 mesi

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L’ultima riforma per il mercato del lavoro approderà domani in Consiglio dei ministri. Spariranno o saranno molto ridotte le forme contrattuali di collaborazione coordinata e continuativa o a progetto. Tuttavia rimarranno in vigore il contratto di somministrazione e il lavoro a chiamata. “Pensiamo di fare una operazione che blocca la possibilità di aprire nuove collaborazioni a progetto e su quelle che ci sono bisogna cercare di trovare una modalità di gestione della transizione”, ha detto ieri il ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Una rivoluzione. Ma soprattutto una riforma che guarda a sinistra ma non vede lontano.

DISOCCUPATI RECORD
L’abolizione dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa, gli ormai famosissimi cococo, insegue infatti un principio giusto: basta con le scappatoie che favoriscono il precariato. E basta con il lavoro palesemente subordinato spacciato invece per prestazione autonoma o a progetto. Detto questo, il successo delle forme contrattuali entrate nel mirino del ministro Poletti testimoniano come le imprese ancora oggi non abbiano molta scelta nelle assunzioni. Il costo del lavoro e soprattutto la rigidità nella prosecuzione del rapporto anche in caso di difficoltà da parte delle aziende, scoraggiano le assunzioni a tempo indeterminato. E siccome non è affatto vero che le famiglie (e le imprese) si stanno arricchendo – come sostiene il premier – la rincorsa del giusto obiettivo di ridurre la precarietà rischia di rivelarsi un boomerang. La ripresa che tutti ci aspettiamo è infatti ancora lontana e smantellare con tanta fretta uno dei maggiori elementi di flessibilità contrattuale è una mossa prematura. Partiti di sinistra e sindacati ne faranno una bandiera, ma l’effetto concreto sul mercato del lavoro rischia di essere negativo, proprio mentre la crescita all’orizzonte spingerebbe le imprese a investire di più. Una scommessa azzardata in un paese con il record storico di disoccupazione.

LE ALTRE NOVITÀ
Domani, oltre all’atteso via libera al contratto a tutele crescenti, verranno esaminati anche decreti attuativi sulle tipologie contrattuali e sull’Agenzia delle ispezioni che verranno poi trasmessi in Parlamento per ottenere il parere – non vincolante – delle commissioni responsabili. Anche sui licenziamenti collettivi deciderà il Consiglio dei ministri. Per i sindacati devono rimanere però solo quelle forme contrattuali che hanno una prospettiva di lavoro vero senza precariato” ha detto il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo. “Ci aspettiamo che a fianco al contratto a tutele crescenti, ci sia una pulizia di tutte quelle forme mascherate di lavoro autonomo che in realtà sono vera precarietà” ha ribadito il segretario confederale della Cisl, Gigi Petteni secondo cui “se parliamo di lavoro subordinato, interinale e autonomo, 4-5 contratti sono in grado di soddisfare le esigenze del mondo del lavoro reale”.