Il lago che sconfisse il cemento. Da sogno di due band a realtà, salvo l’ex Snia di Roma. La Regione lo riconoscerà monumento naturale

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Prima era solo un sogno di qualche musicista ma ora è realtà. Del resto il lago Sandro Pertini che sgorga tra i quartieri Prenestino e Pigneto, sorto durante la costruzione di un centro commerciale, nemmeno doveva esistere. Ma alla fine il “Lago che combatte”, come cantavano gli Assalti Frontali e il Muro del Canto, ha vinto la sua guerra per la sopravvivenza contro chi, fino all’ultimo, ha cercato di prosciugarlo e farlo sparire anche a suon di ricorsi in tribunale. Un desiderio messo in musica dalle due band e esaudito dalla politica che, una volta tanto e in modo a dir poco sorprendente, è stata a sentire le istanze dei cittadini.

POLITICA IN ASCOLTO. Già perché dopo vent’anni di battaglie civiche, manifestazioni e proteste, è stato ultimato il decreto del presidente della Regione, Nicola Zingaretti, che trasformerà l’incredibile specchio d’acqua in un monumento naturale. Una sordità della – e dalla – politica che ironicamente è stata spezzata via non tanto dalle proteste quanto a suon di decibel di un brano musicale urlato, mai nato per essere una hit ma finito comunque su YouTube, Facebook e MTV, in cui un gruppo di artisti della scena rap raccontavano tutto il loro sdegno perché qualcuno quel lago voleva farlo sparire a suon di carte bollate.

LA RESISTENZA? IN DECIBEL. Fortuna per noi che “il lago che resiste” ha vinto la sua battaglia così che potremo continuare ad essere stupiti come bambini alla vista di quello specchio d’acqua, sorto tra i grigi quartieri Prenestino e Pigneto, che rompe la monotonia della città esattamente come una canzone dei Metallica lo fa con i timpani di chi la ascolta. Un cazzotto feroce e in pieno volto alla modernità, con quello scheletro di cemento che doveva trasformarsi nell’ennesimo centro commerciale ma che è finito per affondare nelle acque sgorgate, inaspettatamente, durante i lavori del 1992 per la costruzione di un gigantesco parcheggio sotterraneo.

Comunque la si guardi, la storia del bacino idrico più grande – e meno conosciuto – della Capitale, ha davvero un ché di poetico. Anzi in questi anni è diventato un simbolo inconsapevole della resistenza della natura contro il capitalismo e il consumismo sfrenato. Eppure, in modo piuttosto ironico, se non lo avessero messo in musica due band, nessuno ne conoscerebbe l’esistenza e, forse, nemmeno la politica avrebbe mai affrontato la questione.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Quel bivio tra i 5S e il ponte

Nei sondaggi della Ghisleri e Pagnoncelli non c’è traccia, ma in Italia non c’è partito che sta crescendo più di quello del cemento. I soldi del Recovery Plan permetteranno di aprire cantieri ovunque, e come da tradizione c’è la fila per costruire quello che capita,

Continua »
TV E MEDIA