Il mondo piange Umberto Veronesi. Politici, artisti e gente comune in fila per l’ultimo saluto al medico che ha sfidato il cancro

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Ha speso tutta la sua lunga vita a sostenere molte battaglie, dalla lotta al dolore al diritto all’eutanasia. Ed è stato coerente con le sue idee fino alla fine. Tanto da scegliere di non essere curato, di andarsene via naturalmente così come prevedeva il decorso della sua malattia. A raccontare gli ultimi giorni di Umberto Veronesi è stato suo figlio Alberto: “In fondo lui che ha sempre predicato il diritto di non soffrire non ha voluto nessun prolungamento. Nessuno pensava che ci sarebbe stato un esito così rapido, pensavamo addirittura di festeggiare i suoi 91 anni il 28 novembre, invece, adesso, ricordiamo l’ultimo compleanno in cui ha raccontato tutta la sua vita”. Il lungo addio della città di Milano al Professore morto l’8 novembre scorso è iniziato presto, un fiume di gente attendeva lungo piazza della Scala prima ancora che la camera ardente fosse aperta: famosi, non famosi, pazienti e tanta gente comune.

LA GIORNATA – Il sindaco Sala è stato il primo ad arrivare con la fascia tricolore accompagnato dal vice sindaco Anna Scavuzzo e dal presidente del consiglio comunale Lamberto Bertolè e ha raccontato della sua esperienza di paziente. “L’umanità è fondamentale per chi sta male, ha detto il primo cittadino, e Veronesi su questo era un maestro di vita”, poi ha aggiunto: “quando non ero nessuno ma un semplice uomo malato di cancro mi diede il suo numero di telefono dicendomi chiama quando vuoi”. Commossi anche il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni e il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: “Il suo è un lascito incredibile, in questi tempi si è battuto per gli stili di vita corretti, per la lotta al fumo, per una sana alimentazione, per educare i giovani al rispetto del proprio corpo”, ha detto il ministro. Fra le corone di fiori che hanno riempito la sala anche quelle inviate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dal presidente del Senato Pietro Grasso, dalla presidente della Camera Laura Boldrini e dal presidente del Consiglio Matteo Renzi. A palazzo Marini si è vista pure Rita Pavone, curata da Umberto Veronesi, Carla Fracci e poi  Stefania Sandrelli, Alexander Pereira, don Antonio Mazzi e tante, tante, donne che sono state operate al seno e salvate con la tecnica conservativa introdotta da lui, la quadrantectomia. Grande ricercatore, medico ma anche grande comunicatore. Veronesi ha impresso una spinta decisiva all’oncologia italiana.

I suoi pazienti sono stati tanti come testimonia la valanga di grazie sul registro delle presenze. Milano piane le sua attività di oncologo, ma anche le battaglie civili per cui si è battuto come la liberalizzazione della droga, l’eutanasia, la fecondazione eterologa, le unioni civili, il divorzio e l’aborto. E infine ha raccontato uno dei figli, anche il referendum costituzionale. Oggi il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha proclamato il lutto cittadino.

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di Gaetano Pedullà

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