Il nodo degli appalti pubblici. Torna a salire il contenzioso. Nel 2018 le gare sospese sono state 3.603. Ecco perché non si riesce a far partire i cantieri

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Torna ad allargarsi il buco nero degli investimenti pubblici, cioè – prima ancora che la carenza di risorse – i contenziosi tra stazioni appaltanti e imprese. Un dato che l’anno scorso ha toccato la cifra di 3.603 casi aperti nei vari tribunali amministrativi regionali, in crescita rispetto al 2017 quando erano già il considerevole numero di 3.457. A fare i conti è il Consiglio di Stato su una base non a caso biennale, proprio per avere un arco temporale sufficientemente ampio a garantire rappresentatività e significatività dei termini sui contenziosi.

Ad essere prese in considerazione sono le cosiddette sospensive, che di fatto segnano le sorti dell’appalto, decretandone lo stop in attesa della decisione di merito, o consentendone lo svolgimento, con salvezza della eventuale risarcimento del danno per l’impresa ingiustamente pretermessa. Ma partiamo dall’entità del fenomeno. Dai dati in possesso dell’Anac emerge che nel 2017 sono state bandite 255.151 procedure per un ammontare complessivo a base di gara di 133.484.439.787 euro.

Una montagna aumentata per l’ammontare complessivo a 141.331.493.984 euro sotto l’ultimo governo gialloverde M5S-Lega del 2018, anche se le procedure bandite sono scese a 238.101. Da segnalare che anche rispetto al biennio precedente il numero delle gare è raddoppiato. Sempre i dati Anac rivelano che nel 2015 sono state bandite 136.645 procedure per un ammontare complessivo a base di gara di 121.976.997.204 euro, mentre nel 2016 le procedure bandite erano state 120.628 per un ammontare complessivo di 110.327.176.475 euro.

Il grande divario numerico, confrontato con il meno rilevante divario economico, fa chiaramente comprendere che a crescere esponenzialmente sono state le procedure di piccolo importo che evidentemente hanno beneficiato del completamento e della chiarificazione, anche per via giurisprudenziale, del nuovo quadro regolatorio varato nel 2016. Tutto questo però si è accompagnato a un crescente contenzioso, che di fatto frena poi il concreto avvio delle opere e l’utilizzo del denaro impegnato dalle amministrazioni pubbliche.

Il tasso dei contenziosi è apparentemente modesto, sull’ordine dell’1,5%, mentre nel 2017 era dell’1,4%, in calo dal 2,76% del 2016 e 2,61% del 2015. Motivo di questo calo è il rito processuale superaccelerato introdotto nel 2016, ma tutto questo evidentemente non è sufficiente a ridurre ulteriormente il fenomeno, soprattutto per le procedure sopra il milione di euro che rappresentano circa il 50% del totale delle impugnazioni.

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di Gaetano Pedullà

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