Il nuovo ponte ricostruito in 10 mesi senza sprechi e tangenti. Ma Genova attende giustizia per i suoi 43 morti

di Davide Manlio Ruffolo
Politica

C’è voluto un anno di lavori ma alla fine, come promesso dal premier Conte, il viadotto che sostituirà il Ponte Morandi è realtà. Se non si trattasse di un’opera realizzata per far fronte a una tragedia, quella che il 14 agosto 2018 causò 43 morti, ci sarebbe davvero da esultare per un risultato straordinario. Una risposta all’emergenza che è stata risoluta e rapida, praticamente un unicum per un Paese in cui i tempi di ogni costruzione si dilatano all’infinito tanto che per fare la Salerno-Reggio Calabria ci sono voluti trent’anni oppure, solo per citare una delle più recenti emergenze, il rifacimento dei comuni colpiti dal terremoto dell’Aquila è ancora in alto mare nonostante siano passati 10 anni.

ESULTANZA A METÀ. Durante il varo dell’ultimo impalcato e in attesa della posa dell’asfalto e dell’inaugurazione ufficiale che ci sarà quest’estate, ha tenuto ad essere presente il premier Giuseppe Conte. Visibilmente emozionato ha dichiarato: “Lo Stato non ha mai abbandonato Genova. Questa presenza è doverosa ma sono qui anche con grande piacere perché oggi suturiamo una ferita” che “non potrà essere completamente rimarginata perché ci sono 43 vittime e noi non dimentichiamo”. Anzi il pensiero del Capo del Governo va alle indagini sulla tragedia, tutt’ora in corso, spiegando che “i giudizi di responsabilità che sono nati da quella tragedia non si sono ancora completati e devono completarsi”.

Ma quella di ieri è stata una giornata da celebrare, lo sa bene Conte secondo cui: “Credo sia possibile parlare di miracolo, senza enfasi, perché c’è il lavoro di tanti qui, dell’autorità pubblica, dei progettisti e in particolare Renzo Piano, degli operai e i tecnici”. Quello del ponte di Genova è però molto più di una semplice opera avveniristica. “È un cantiere simbolo per l’Italia intera: è il cantiere dell’Italia che sa rialzarsi, che si rimbocca le maniche, non si lascia abbattere, non si lascia sopraffare”, “un modello per l’Italia. E insegna che il più grande atto d’amore è impegnarsi a ripartire insieme” conclude il presidente del Consiglio Conte.