Il pannicello caldo dei Sostegni. Così il Governo ci porta a sbattere. Sindacati, commercianti e artigiani contro la cura Draghi. Risorse risibili contro il caro-energia e per i ristori

Decreto Sostegni Franco
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Risorse contro il caro-bollette considerate risibili (leggi l’articolo), limiti alla cessione dei crediti legati ai bonus edilizi considerati inaccettabili, fondi stanziati a favore delle imprese ritenuti insufficienti, scelta di non prorogare la cassa Covid reputata sbagliata. Mondo produttivo e sindacati bersagliano da più fronti il decreto Sostegni ter nel corso delle audizioni che si sono tenute al Senato.

Secondo le stime di Confesercenti l’aumento dei beni energetici ha già causato nel 2021 un aggravio di spesa vicino ai 5 miliardi di euro per le attività del commercio, del turismo e dei servizi e il 2022 “potrebbe presentare alle imprese un conto altrettanto o addirittura più oneroso”. Le stime indicano che sono a rischio, quest’anno, 50mila attività economiche e 250mila posti di lavoro. Da qui la considerazione che la dotazione del Sostegni Ter (1,7 contro il caro-energia), “rischia di essere insufficiente”. Infine, conclude Confesercenti, “la mancata conferma della moratoria straordinaria dei prestiti e delle linee di credito per micro, piccole e medie imprese, è un grave errore”.

Non finisce di far parlare e discutere il Superbonus. L’Agenzia delle Entrate comunica che a oggi sono state accertate frodi per 4,4 miliardi di euro da crediti inesistenti. La Guardia di Finanza benedice ogni misura normativa che, perimetrando adeguatamente il numero delle cessioni e il profilo soggettivo dei cessionari, consenta di minimizzare il rischio di condotte di frode e di riciclaggio. Ma il mondo delle imprese, i sindacati e le associazioni del settore non ci stanno. Pur condividendo l’intento di evitare le frodi da loro arriva un coro di critiche unanime ai paletti che il Governo ha messo ai bonus edilizi prevedendo che i crediti siano cedibili una volta soltanto.

Il dl Sostegni ter rischia di affondare il settore delle costruzioni e la stretta alla circolazione dei crediti fiscali “sta di fatto bloccando tutte le operazioni, comprese quelle legittime e prive di qualsiasi profilo patologico”, denuncia l’Ance. Le disposizioni, secondo i costruttori, producono l’effetto contrario di soffocare un mercato volto alla riqualificazione urbana, che si avviava alla ripresa anche grazie agli incentivi. Per questo motivo Ance ma anche Confedilizia chiedono immediatamente un decreto correttivo senza aspettare la conversione in legge del provvedimento che ha iniziato il suo iter a Palazzo Madama.

Dice la sua anche la Cgil: “Una cosa è prevedere e contrastare le irregolarità, altra cosa sostanzialmente bloccare una misura che è stata rifinanziata solo un mese fa, questo blocco ha una conseguenza anche sul lavoro”. E Confartigianato stima che sono a rischio le 127mila assunzioni previste dalle imprese delle costruzioni nel primo trimestre di quest’anno.

CONTRIBUTI PARZIALI. E poi s’avanzano le doglianze sui contributi stanziati per le imprese. Le misure previste a favore delle aziende sono “parziali”, denuncia la Confcommercio, in considerazione del protrarsi degli effetti della pandemia su gran parte del terziario di mercato, a cominciare dalla filiera del turismo. “La dotazione prevista ammonta, infatti, a circa 1 miliardo di euro, troppo poco per contrastare gli effetti economici e sociali della pandemia acuiti dalla ripresa inflazionistica e dal caro-energia. Tra l’altro, l’accesso ai ristori per il commercio al dettaglio è previsto solo per quelle imprese i cui ricavi 2019 non siano superiori ai 2 milioni di euro”.

I contributi a fondo perduto così come congegnati dai Migliori non convincono affatto neanche la Cna che ieri ha incontrato il numero uno del Pd, Enrico Letta. La confederazione degli artigiani, dalle misure sui bonus edilizi ai ristori propriamente intesi, boccia il Sostegni ter per gli interventi disomogenei e insufficienti che contiene. Nel mirino il criterio per l’erogazione dei contributi che, secondo la Cna, deve essere legato alla riduzione dei ricavi e non alla tipologia di attività svolta. Da qui la conclusione che la misura è insufficiente nell’ammontare delle risorse stanziate e deficitaria in termini di attività ricomprese.

AMMORTIZZATORI. Infine, compatti i sindacati, dalla Cisl alla Uil, nel criticare la mancata proroga della Cassa Covid. La Cgil poi critica il fatto che non si vincolino con condizionalità le tante risorse pubbliche. Il rischio è che potremmo trovarci di fronte a un grosso paradosso: mentre le imprese ricevono risorse dallo Stato avviano procedure di licenziamento.