Il patto sociale di Draghi non incanta i sindacati. Per Cgil e Uil i 5 miliardi destinati a famiglie e imprese sono insufficienti

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Con la pandemia e le tensioni internazionali in corso il momento è difficile, serve coesione e compattezza da parte di tutti gli attori in campo, a partire dai sindacati. Serve un nuovo metodo di confronto, da realizzarsi attraverso un tavolo permanente, che consenta di gestire le criticità e valutare le soluzioni disponibili, fino a strutturare un vero e proprio patto sociale.

Sindacati sul piede di guerra, per Cgil e Uil serve lo scostamento di bilancio

Questa è l’ultima offerta che il premier Mario Draghi ieri ha presentato ai sindacati. Peccato che l’idea non sia nuova e finora sia rimasta sulla carta. Era il 23 settembre dello scorso anno quando all’assemblea di Confindustria Draghi lanciò – sempre alle parti sociali – l’idea di “un patto economico, produttivo, sociale del Paese”. Solo che ora a distanza di diversi mesi i sindacati sono molto più disincantati, non sono disposti a farsi troppe illusioni.

Soprattutto Cgil e Uil che contro la Manovra hanno pure organizzato uno sciopero generale. “Per noi è importante il contenuto non il contenitore. In questo momento lavoratori, pensionati e precari hanno già dato, devono ora prendere. Per fare un patto servono accordi concreti”, dice il leader della Cgil, Maurizio Landini. “Un patto sociale? Noi siamo abituati a misurarci sul merito delle questioni”, dichiara il numero uno della Uil, Pierpaolo Bombardieri (nella foto).

E nel merito, ha rimarcato, “rispetto alla perdita del potere d’acquisto di lavoratori e pensionati, al controllo dei costi dell’energia e alle risposte che bisogna dare ai cittadini per affrontare la crisi, le risposte non ci sono”. Più morbida nei confronti dell’esecutivo, come al solito, è la Cisl. “Siamo soddisfatti dell’impostazione dell’incontro” con il governo, dice. “Abbiamo approvato l’idea di costruire un patto sociale, ovviamente dobbiamo riempirlo di contenuti. Di per sé non è un fatto acquisito ma si deve partire dalla condivisione degli obiettivi”, spiega il segretario confederale Cisl, Giulio Romani.

Ma laddove i tre sindacati concordano è che i cinque miliardi di aiuti a famiglie e imprese che Draghi ha assicurato, presentando il Def (leggi l’articolo), non sono assolutamente sufficienti. Cgil, Cisl e Uil chiedono al Governo di aumentare la tassazione sugli extra profitti delle aziende dell’energia per ora ferma al 10%. Chiedono interventi sul cuneo fiscale. E soprattutto chiedono lo scostamento di bilancio per recuperare risorse in grado di ridare fiato davvero a famiglie e lavoratori. La Cgil chiede inoltre un prelievo di solidarietà dell’1% per i patrimoni sopra 1,2 milioni di euro per tutelare i redditi più bassi.

Il sindacato guidato da Landini stima che questa misura potrebbe dare un gettito di 6 miliardi. “Oggi non è il momento di aumentare la spesa per le armi ma per la tutela sociale e lo sviluppo del Paese”, dicono all’unisono Cgil e Uil. Il premier ha aperto l’incontro dichiarando la massima disponibilità a concordare misure e interventi in previsione di una situazione di disagio sociale sempre più pressante.

“Ci rivedremo subito dopo Pasqua”, ha invitato a segnare sull’agenda. Ma sul tavolo appunto Draghi non ha messo risorse, oltre ai 5 miliardi previsti dal Def. Se il tema è la crisi sociale, il Governo deve trovare fondi per intervenire su pensioni, aumento dei salari, precarietà, dicono i sindacati.