Il Pil crolla e Renzi si gode il nuovo Senato

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Di Lapo Mazzei

Il Pil in caduta libera? Il partito europeo che rialza la cresta contro l’Italia? Le critiche dei giornali stranieri? Pazienza. Domani è un altro giorno e si vedrà. Intanto godiamoci il presente, mandando gli italiani in vacanza. Nemmeno fossimo dentro ad una versione rivista e corretta di Via col vento (ma questo sarebbe Via con Senato), il premier Matteo Renzi saccheggia a piene mani il bagaglio degli aggettivi positivi per rassicurare gli italiani, dato che la riforma votata ieri interessa a pochi e non è ancora stata compresa da nessuno. Ma questa è la nuova politica. “Ci vorrà tempo, sarà difficile, ci saranno intoppi. Ma nessuno potrà più fermare il cambiamento iniziato oggi”. Firmato: Matteo Renzi. Hashtag: #italiariparte e #lavoltabuona. Nel pieno rispetto della deadline stabilita e delle esigenze di vacanze estive, il Senato ha approvato ieri mattina, in prima lettura, la riforma di se stesso.

I numeri
Lo ha fatto con un voto finale dall’esito solo apparentemente bulgaro (183 voti a favore, 4 astenuti, nessun contrario), ma macchiato dalla non partecipazione al voto, in segno di protesta, di Lega Nord, Movimento 5 Stelle e Sel, ovvero di tutte le opposizioni tranne Forza Italia, che, invece, nel percorso delle riforme si è ritrovata alleata, seppur critica, del Partito democratico e del Nuovo Centrodestra, come ai tempi del governo Letta. Tanto che l’azzurro Paolo Romani, in Aula, è arrivato a sostenere che “questa riforma ha due firme: quella di Matteo Renzi e quella di Silvio Berlusconi. Senza un clima di condivisione e maturità, non saremmo arrivati a questo punto. Unico particolare. Berlusconi ne ha sempre parlato, ma non ha mai realizzato nulla. Renzi, almeno, un punto lo ha segnato.

Le reazioni
Per Forza Italia, comunque, questa “è la prima tappa di un percorso di riforma ancora lungo e complesso, non senza ostacoli. E’ solo il primo passo, ma forse il più importante. Finalmente si respira un clima di legittimazione politica, le regole si possono e si devono scrivere insieme”. “Siamo riusciti ad approvare la riforma ed entro la pausa estiva”, ha sospirato in Senato una sollevata Maria Elena Boschi, ministro delle Riforme, “anche in un momento complicato non è venuta meno la determinazione. Ora facciamo qualche giorno di vacanza e poi a settembre riprendiamo con la legge elettorale, sapendo che con l’ accordo di tutti i partiti che sostengono la riforma sarà possibile qualche modifica al testo della Camera”.

La nuova battaglia
Dove si preannuncia una nuova battaglia, a giudicare da quella messa in campo da M5S, Sel e Lega al Senato, con Vito Petrocelli, capogruppo pentastellato, che ancora oggi attaccava Renzi: “Ci ha detto che servono le riforme per far ripartire il Paese e che, fra tutte, la più urgente, urgentissima, era la riforma della Costituzione. Ma, cari italiani, davvero non potevamo sopravvivere senza questa riforma? Davvero la sera, quando tornate a casa e vi girate nel letto senza riuscire a prendere sonno, voi pensate alla riforma della Costituzione?”. Con Sel che ha annunciato la costituzione dei Comitati per il No in vista del referendum confermativo, e addirittura col paradosso di Roberto Calderoli, astenutosi insieme a tutto gli altri leghisti su un testo di cui era egli stesso relatore. E solo il primo passo. Adesso devono arrivare gli altri. Nel frattempo Via col Senato.

SCURE SU PALAZZO MADAMA, BICAMERALISMO IN SOFFITTA

Di Maurizio Grosso

Il cuore della riforma, come ha tenuto a enfatizzare nei giorni scorsi anche il premier, Matteo Renzi, è rappresentato dal Senato dei 100 componenti, sensibilmente calati rispetto all’attuale composizione a 315. In più, sempre secondo la vulgata non estranea a qualche marketing di troppo da parte del premier, il passaggio rappresenta la fine del bicameralismo perfetto. In realtà sono tanti altri gli elementi che cambieranno dopo l’approvazione di ieri e dopo il via libera che sarà dato dall’altro ramo del parlamento. Sta di fatto che con la riforma Boschi della seconda parte della Costituzione si dà vita a un nuovo Senato che non sarà più eletto direttamente, che rappresenterà le istituzioni territoriali e sarà composto da sindaci e consiglieri regionali. Si supera così il bicameralismo perfetto e si modifica, in parte, il federalismo introdotto con la riforma costituzionale del titolo V attuata dal centro-sinistra nel 2001, eliminando le materie concorrenti tra Stato e Regioni.

I punti
Innanzitutto spicca la modifica che prevede una sorta di “potenziamento” della Camera dei deputati, che d’ora in poi è “titolare del rapporto di fiducia con il governo ed esercita la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quella di controllo dell’operato del governo”. Al Senato spetta invece il compito di rappresentare le istituzioni territoriali, concorrere nei casi secondo le modalità stabilite dalla Costituzione alla funzione legislativa e partecipare alle decisioni sulle politiche dell’Ue. Inoltre si occuperà della funzione di raccordo tra Ue, Stato e altri organi dello Stato. Il Senato valuta l’attività delle pubbliche amministrazioni, verifica l’attuazione delle leggi dello Stato, controlla e valuta le politiche pubbliche, concorre a esprimere pareri sulle nomine di competenza del governo nei casi previsti dalla legge e concorre paritariamente nelle materie che concernono i diritti della famiglia e la tutela della salute. Con un emendamento approvato in Aula inoltre è stato ribadito che le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono la parità nella rappresentanza dei generi.

Il taglio
I membri del nuovo Senato verranno scelti dai Consigli regionali. Saranno 100, di cui 95 rappresentativi delle istituzioni territoriali e cinque senatori nominati dal presidente della Repubblica tra i cittadini “che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario” per non più di sette anni e una sola volta. Con questa modifica si sancisce il superamento dell’elezione diretta del Senato, che verrà eletto “dai Consigli regionali e dalle Province autonome di Trento e Bolzano, fra i propri componenti e fra i sindaci dei rispettivi territori nella misura di uno per ciascuno”. La ripartizione dei seggi tra le regioni sarà proporzionale alla popolazione. Infine si delega a una legge ordinaria la modalità di elezione dei membri del nuovo Senato e si sancisce che “i seggi sono attribuiti in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun consiglio”.

Le tutele
La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali nei quali sono stati eletti. Spetterà a una legge approvata da entrambe le Camere disciplinare “le modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del Senato della Repubblica tra i consiglieri regionali e i sindaci, nonché quelle per la loro sostituzione, in caso di cessazione dalla carica elettiva regionale o locale”. Ai senatori resterà però l’immunità parlamentare come ai deputati. Si tratta dell’autorizzazione della Camera di appartenenza in caso di richiesta di arresto da parte del giudice o in caso di uso delle intercettazioni. I nuovi senatori non riceveranno indennità se non quella che gli spetta in quanto sindaci o membri del consiglio regionale. Resta l’indennità per i senatori a vita. Garantito anche ai senatori l’esercizio della funzione senza vincolo di mandato.