Il popolo di Mario Draghi è soltanto immaginario

Nell'Aula del Senato il premier Mario Draghi ha parlato di fantomatiche mobilitazioni nel Paese create ad arte dai giornali amici.

Erano già pronti a dirci che era arrabbiato, che non andava preso alla lettera e che il momento era di intenso nervosismo e invece Mario Draghi l’ha anche ripetuto: “La mobilitazione di questi giorni da parte di cittadini, associazioni, territori a favore della prosecuzione del Governo è senza precedenti e impossibile da ignorare”, ha detto il Presidente del Consiglio durante il suo discorso in Senato.

CRISI DI GOVERNO, COMUNICAZIONI DI MARIO DRAGHI E VOTO DI FIDUCIA IN SENATO

Lo chiedono gli italiani. La più grande balla di Mario Draghi. Che ha finito per ritorcerglisi contro

L’ha ripetuto anche nella sua replica, difendendosi dall’accusa di avere chiesto “pieni poteri”, ancora una volta più preoccupato di puntualizzare questioni personali che la crisi generale. La “mobilitazione senza precedenti” è nei fatti un appello di qualche ordine professionale, di 2mila sindaci toscani e emiliani, il fedele supporto di Bonomi e Confindustria (e ci mancherebbe, non avrebbero mai potuto osare di sperare un Draghi al governo), una serie di corpi intermedi e pochi – pochissimi – cittadini che si dicono autoconvocati ma erano organizzati (male).

Nulla a che vedere con “gli italiani”. Ma il punto istituzionale l’ha colto Pierferdinando Casini: “Lei è qui – ha detto a Draghi – non solo perché glielo hanno chiesto gli italiani, ma perché il Parlamento non le ha mancato la fiducia. Attenzione a invocare gli italiani: vorrebbe dire andare al voto”. In effetti il capo del governo dei migliori (che ieri hanno dato il peggio di sé) sembra non capire – o non voler capire – che la nostra Costituzione “chiede” agli italiani attraverso il voto.

Sventolare altri modi di raccolta del consenso significa, di fatto, aprire la strada all’uso spregiudicato di quello stesso metodo (come spiega Tomaso Montanari in un’intervista su La Notizia) da parte di politici meno edulcorati di Mario Draghi. Il tilt accade quando Giorgia Meloni – una che insieme a Matteo Salvini parla di “buon senso” e di “lo chiedono gli italiani” proprio per scavalcare i risultati delle elezioni – fa notare che non c’è differenza tra Salvini accusato di volere “pieni poteri” e Draghi che sostanzialmente dice la stessa cosa. Se tocca dare ragione a Giorgia Meloni significa che il populismo sovranista nei contenuti non è differente dal populismo delle élite di cui Draghi è un impareggiabile interprete.

Pensare che esista “un popolo” immaginario non certificato da un risultato elettorale che possa mettere in disparte il Parlamento significa fiaccare in un colpo solo la credibilità istituzionale. A ben vedere però una differenza c’è: molti di quelli che hanno strepitato contro Salvini (o contro Berlusconi quando ci disse di essere “unto” dal Signore) ieri sono stati zitti. Non c’entra nulla l’ammirare o meno Draghi (è legittimo) e crederlo unica soluzione per l’Italia: qui si parla di consapevolezza della Costituzione.

Poi nelle parole di Mario Draghi, ancora una volta, viene svelato il bluff che era chiaro fin dall’inizio: Draghi ha recitato un discorso da politico, quasi da politicante. Il governo dei migliori finge di essere “tecnico” quando non ha il coraggio di prendere posizione sui diritti – lo ha rivendicato anche ieri Draghi – ma decide di lottare nel fango quando si occupa della sua autopreservazione. Disdegna la politica ma non per incontrare Letta come avvenuto martedì – una gaffe che Draghi ha dovuto recuperare incontrando il centrodestra martedì sera -, si astiene da giudizi squisitamente politici ma poi in Senato sa benissimo quali sono i suoi nemici da impallinare.

Draghi che dice “bisogna ridurre gli effetti negativi del reddito di cittadinanza sul mercato del lavoro” sta prendendo una posizione politica: proteggere gli imprenditori che non trovano più schiavi disposti ad accettare salari da fame. Cosa c’è di più politico del decidere che parte prendere in una guerra tra classi?

La conclusione è quella che ha twittato ieri Alessandro Robecchi: “Gli appelli per Draghi servivano a permettere a Draghi di dire che il Paese è con lui. La ConfCocomeri, le madamine, gli eroi della pandemia che van sempre bene finché non devi aumentargli lo stipendio. Farsi un popolo immaginario e dire che sta con te, cosa può andare storto?”.

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