Ecco la fusione Stampa-Repubblica. Un pugno in faccia al Corriere. L’accordo tra Elkann e De Benedetti fa volare il titolo del Gruppo Espresso: +15,89%

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Marco Castoro

Anche il mondo dell’editoria ha il suo big bang. La fusione Repubblica-Espresso con Stampa e Secolo XIX apre la porta a scenari clamorosi e apocalittici. Una vera e propria rivoluzione con una scacchiera tutta da ridisegnare. Un nuovo polo che sicuramente avrà ripercussioni soprattutto sul principale competitor, il gruppo Rcs. E che potrebbe coinvolgere nella caccia al riposizionamento anche il Gruppo Caltagirone e Gianfelice Rocca di Confindustria.

L’ACCORDO
Fca ha siglato un memorandum d’intesa per una fusione tra Itedi, la società nell’editoria di Fiat Chrysler Automobiles, e il gruppo Editoriale l’Espresso per dar vita al primo gruppo editoriale italiano. Fca avrà il 16%. Il perfezionamento dell’operazione è prevista entro il primo trimestre 2017. La mappa dell’azionariato prevede la Cir di De Benedetti al 43% circa, Exor al 5% circa, la famiglia Perrone (Ital Press Holding) al 5% circa, altri azionisti Fca all’11% circa e, infine il 36% circa del capitale sarà costituito da flottante. Attualmente Itedi è controllata da Fca per il 77% e partecipata dai Perrone al 23%, mentre il Gruppo editoriale L’Espresso da Cir al 54% e per la quota rimanente (46%) da altri azionisti. Dalla fusione delle due società editoriali L’Espresso e Itedi nascerà il gruppo leader editoriale italiano e uno dei principali europei. Avrà 750 milioni di ricavi e niente debiti.

LO SCENARIO
Il regista dell’operazione sarebbe Marchionne, che ha convinto John Elkann a mollare le partecipazioni Rcs, diventate una zavorra a causa dei 500 milioni di debiti di via Solferino. Nessuna ricapitalizzazione e vendita delle azioni (non subito ma come recuperano un po’ di quotazione). La ricostruzione è del sito Dagospia, che sull’argomento è molto informato, essendo stato il primo a scrivere della fusione e della conseguente uscita del Gruppo Fiat da principale azionista di Rcs. Ma se Fca venderà le azioni di Rcs chi potrebbe comprarle? Chi tenterà la scalata? In ballo c’è un 20%. Nel Patto il Corriere vanta azionisti del calibro di Mediobanca 9,9%, Della Valle 7,3%, Cairo 4,6%, IntesaSanPaolo 4,17%. Il 16,7% delle quote è in possesso di Giovanni Agnelli & C che però potrebbe venderle. Di sicuro non è interessato a incrementarle. Chi è interessato a crescere? Cairo o Della Valle? O tutti e due. Bazoli, il grande vecchio di Banca Intesa, che ancora adesso è indicato da tutti i bene informati come il manovratore (è stato lui di recente a pilotare il grande ritorno di De Bortoli come editorialista) sta spingendo per convincere Gianfelice Rocca, uomo forte di Confindustria, a entrare in partita. All’orizzonte potrebbe esserci anche un’altra grande fusione, quella tra Rcs e il Gruppo Sole 24 Ore. Ma alla finestra c’è un altro nome suggestivo che potrebbe approfittare dell’occasione per incrementare il proprio polo editoriale. Si tratta di Caltagirone, l’editore che possiede già Il Messaggero, Il Mattino, Il Gazzettino di Venezia, Il Corriere Adriatico e Leggo.
I MERCATI
La fusione piace ai mercati. A Piazza Affari tutti i titoli dell’editoria hanno avuto benefici. Il titolo L’Editoriale Espresso è addirittura cresciuto del 15,9%. È andata bene anche a Rcs che ha chiuso con un +7,21%, il Sole 24 Ore +2,41%, il Gruppo Class + 2,16%, Poligrafici Editoriale +0,10%. Bel balzo in avanti per le azioni di Caltagirone Editore che hanno chiuso la seduta di Borsa con una crescita del 3%.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

La politica che ama il Medioevo

Va bene che la destra è conservatrice e quella italiana addirittura preistorica, ma quando ieri le cronache parlamentari narravano della Meloni che ha scritto a Salvini per accordarsi sui candidati alle amministrative non poteva che scapparci da ridere. Ma come: stanno sempre col telefonino in

Continua »
TV E MEDIA