Il prezzo del gas alle stelle fa ricca l’Eni: 3 miliardi di profitti in più in 3 mesi grazie alle nostre bollette

Prezzo del gas
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Da una parte il prezzo del gas porta i costi in bolletta alle stelle; dall’altra a schizzare sono gli utili dell’Eni. I numeri, in effetti, sono da capogiro. Il gruppo, controllato al 30% dal ministero del Tesoro, ha chiuso il primo trimestre dell’anno con un utile prima delle tasse di 5,19 miliardi di euro, il quadruplo rispetto allo stesso trimestre del 2021. L’utile netto è stato di 3,27 miliardi con una crescita di 3 miliardi rispetto al primo trimestre 2021. Una situazione piuttosto curiosa se si pensa a un paradosso: il boom è derivante, per una società in parte pubblica, proprio dalle difficoltà dei cittadini. 

L’Eni si arricchisce con il prezzo del gas alle stelle

Come tutte le società del settore, infatti, anche Eni beneficia della corsa dei prezzi di petrolio e gas favorita anche dalla guerra in Ucraina. Oggi un barile di greggio si vende al 60% in più di un anno fa mentre il prezzo del gas è addirittura quintuplicato. Così i profitti volano nonostante un lieve calo nella produzione, scesa da 1,7 a 1,65 milioni di barili giorno.

Più che raddoppiato il flusso di cassa che sale da 1,3 a 3 miliardi di euro. La divisione che produce e commercializza gas e gas naturale liquefatto ha segnato un utile di quasi un miliardo di euro a fronte di una perdita di 30 milioni relativa allo scorso anno. L’indebitamento finanziario netto è 8,62 miliardi rispetto a 12,23 miliardi del primo trimestre 2021.

E le famiglie si impoveriscono

Da qualunque parte la si guardi, dunque, è un successone per la società. Meno per i consumatori. E non a caso in una nota il Movimento Cinque Stelle si è posto proprio dalla parte delle famiglie, specie considerando che  il “decreto bollette” che, almeno negli intenti, darà un grosso aiuto ai contribuenti, è stato pubblicato  in Gazzetta Ufficiale e dunque i suoi effetti sono in vigore.

Ci sono però 60 giorni di tempo per convertire in legge il decreto e, se necessario, apportare modifiche. Ed è su questo che premono i pentastellati. Il decreto, per il Movimento, dovrà mettere al centro due elementi essenziali: “misure concrete per alleggerire le bollette e massima spinta sulle rinnovabili”.

Così in una nota le deputate e i deputati M5s delle commissioni Ambiente e Attività produttive, che sebbene non lo menzionino apertamente si rivolgono al ministro titolare di tali competenze, Roberto Cingolani. “Il Paese – aggiungono – si sta adoperando per diversificare le forniture energetiche e questa operazione comporta spese maggiori. Non possiamo permettere che questi costi finiscano per appesantire ulteriormente le bollette. Per questo auspichiamo che il governo metta in campo risorse adeguate al sostegno dei consumatori, guardando con particolare attenzione ai soggetti più fragili anche rafforzando ulteriormente il bonus sociale per elettricità e gas”.

Come si potrà fare? I Cinque Stelle un’idea concreta ce l’hanno: “Come sosteniamo da mesi bisogna andare avanti sulla tassazione degli extra-profitti realizzati dai grandi gruppi energetici che continuano a realizzare incassi stellari. Il prelievo del 10% non basta e dovrà essere aumentato. In questo modo verranno recuperate altre risorse che dovranno essere destinate ai soggetti più colpiti dai rincari”. Ed è per questa ragione che il Movimento già promette di presentare emendmaenti ad hoc. 

La tassazione degli extra-profitti

Ad oggi il decreto prevede una tassazione al 10% – insufficiente per i Cinque stelle – che tuttavia secondo i conti potrebbe consentire allo Stato di recuperare 40 miliardi. Le domande che intanto circolano sono scontate: a chi toccherà pagare? E chi pagherà di più?

La prima domanda non fatica a trovare risposta: tutti, o quasi. L’articolo 37 del provvedimento di fatto passa in rassegna tra i destinatari del prelievo straordinario tutti i componenti della filiera energetica, con la sola eccezione dei soggetti regolati che si occupano solo del trasporto e della distribuzione di energia elettrica e di gas, dunque soggetti come Snam, Terna, Italgas ad esempio.

Esclusa questa ristretta pattuglia, nei fatti sono coinvolti tutti gli attori della filiera dell’energia elettrica (e quindi produttori, rivenditori e importatori), del gas (produttori di metano ed estrattori di gas naturale) e dei prodotti petroliferi (produttori, distributori, rivenditori). A cominciare ovviamente da Eni ed Enel, senza dimenticare le altre società private. Il raggio d’azione, però, potrebbe ben presto allargarsi.