Il Punto di Mauro Masi. La medicina difensiva pesa ogni anno 13 miliardi sul bilancio

Se nel rapporto tra medico e paziente si infiltra la prospettiva di finire in tribunale a perderci è quasi sempre il malato ma anche il Paese nel suo insieme. Scatta infatti il triste fenomeno della cosiddetta “medicina difensiva” e cioè, nel timore di dover rispondere in sede legale (sia penale sia soprattutto civile) dei propri comportamenti (che ad oggi non sono facilmente assicurabili sul mercato),  molti medici prescrivono tutto il prescrivibile (in termini di farmaci e/o di terapie e/o di analisi cliniche) ai propri pazienti anche quando non strettamente necessari e ciò solo per garantire se stessi. Secondo stime molto attendibili ciò causerebbe danni al Bilancio pubblico per una cifra enorme, compresa tra 10 – 13 miliardi di euro all’anno.

In uno studio di un paio di anni fa condotto dall’Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali e dal Ministro della Salute con interviste a 1500 medici ospedalieri, ben 6 su 10 hanno ammesso di praticare la medicina difensiva. E tutti noi, del resto, abbiamo potuto constatare l’autentico bombardamento mediatico (soprattutto sui media locali preferibilmente radio) di agenzie che offrono di aiutare i pazienti nelle loro cause di risarcimento contro i medici in un clima plumbeo che ricorda le atmosfere del bellissimo “L’Uomo della pioggia” (The Rainmaker) di John Grisham.

Va detto che il “Decreto Balduzzi” già nel 2012 ha previsto la costituzione di un apposito Fondo per la copertura assicurativa agli esercenti le professioni sanitarie; il Fondo però non è ancora operativo; lo diverrà attraverso un decreto di attuazione che sta per essere emanato. Il Fondo è uno strumento molto atteso per garantire, da un lato un’ effettiva indennizabilità del rischio in ambito sanitario, dall’altro di consentire ai professionisti di poter operare con maggiore tranquillità e, soprattutto, senza dover sottostare a condizioni di premio oggi insostenibili dal punto di vista economico. Un meccanismo assicurativo in qualche modo pubblico può costituire infatti una risposta a ciò che appare sempre più la replica della “malpractice crisis” che ha colpito gli Stati Uniti negli anni 70 e 80 del secolo scorso: aumentano le azioni giudiziarie, aumentano i risarcimenti, gli assicuratori “fuggono” dal mercato lasciando strutture, medici e pazienti  sostanzialmente senza rimedi o coperture.

Tutto ciò, come detto, non fa che pesare in maniera indiscriminata sulla fiscalità generale che, alla fine, si trova a sostenere gli extra-costi che vengono a gravare sulle strutture sanitarie pubbliche. Da qui la necessità da parte delle Istituzioni di intervenire sia per contenere i danni al Bilancio ma anche per migliorare l’efficienza e la trasparenza del sistema.