Il punto di Mauro Masi. La minaccia del cyberbullismo è ormai nascosta nel “dark web”. E’ tempo di mettere al bando l’anonimato in Rete

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Una recentissima ricerca (dell’Osservatorio in difesa di Terre des Hommes e Scuola Zoo, apparsa su Tiscali News) ci ricorda che ben il 40% dei ragazzini italiani ha paura del cyberbullismo. Il cyberbullismo si può declinare in forme diverse: da quelle più leggere (tipo “trolling”) fino a vere e proprie persecuzioni on line e in gran parte provenienti dal lato oscuro della Rete: il “dark web”. E’ proprio questo, in realtà, l’elemento più inquietante perché quello che vediamo in Rete è ormai solo una frazione molto ridotta dell’intero traffico on line. Il “deep web” (l’Internet nascosto, cioè quella porzione del traffico che non viene indicizzata dai motori di ricerca) vale ormai, secondo Jaron Lanier guru e pioniere di Internet, addirittura tra il 90 e 95% del Web.

E all’interno del “deep web” cresce il “dark web”, il lato oscuro della Rete. Nel 2015 nel libro che ho pubblicato per Class Editori ( Internet ci rende più stupidi?) scrivevo “ La nascita e lo sviluppo dirompente dei social network, così come la fenomenologia del Big Data, hanno reso esplicito quello che fin dagli inizi, era implicito nella tecnologia della Rete e cioè che su Internet non esiste nessuna privacy (tutte le email sono violabili, tutto è tracciabile, niente è davvero protetto, tutto lascia un segno potenzialmente rinvenibile). Ma la realtà supera di gran lunga non solo la fantasia ma anche la teoria. Cresce un “lato oscuro” della Rete fatto di violenza, pedofilia, terrorismo, vendita di droga e altre nefandezze che rischia di divorarsi il “lato luminoso” della Rete quello che ha fatto diventare il Web il motore del cambiamento e il faro della modernità

E c’è un pre-requisito essenziale di cui si nutre il “lato oscuro”: l’anonimato. Non è tollerabile che i bulli, i violenti, i malati o, più semplicemente, i vigliacchi e i prevaricatori possano fare del male a tanti attraverso la Rete senza esporsi né direttamente né indirettamente. I sistemi come TOR (The Onion Router) che permettono il sostanziale anonimato del traffico di Rete sono ormai divenuti accessibili a chiunque con troppa facilità e se in realtà problematiche e particolari possono aiutare a proteggere il dissenso politico e la tutela dei diritti umani ( come è effettivamente accaduto ad esempio in Cina o nella “primavera araba”) nei Paesi dell’occidente industrializzato non si vede che senso abbiano.”

Il funzionamento di TOR (e similari) si basa su tecniche di triangolazione informatica per cui i dati di qualsiasi comunicazione non transitano come avviene normalmente direttamente dal cliente al server; i server di TOR agiscono da router, costruendo un circuito virtuale crittografato a strati. I siti web creati per TOR hanno un estensione di dominio specifica chiamata “.onion”. Essi sono ospitati sul computer del loro creatore e raggiungibili solo navigando attraverso la piattaforma TOR. Questi sistemi sono il prerequisito essenziale su cui vive il dark web con tutto il suo carico di crimini commessi ogni giorno in ogni parte del mondo. Ebbene è tempo che siano messi al bando, come è tempo che sia messo al bando, più in generale, l’anonimato in Rete. E’ ormai acquisito che le soluzioni tecniche per superare questo abominio non mancano; basterà volerlo.