Il punto di Mauro Masi. Non tutte le limitazioni della libertà sono davvero efficaci per renderci più sicuri

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di Mauro Masi

Nel bel Convegno “La società sorvegliata. I nuovi confini della libertà” tenutosi giovedì scorso a Roma, il Garante per la privacy Soro ha affermato tra l’altro “non tutte le limitazioni della libertà sono davvero efficaci per renderci più sicuri”. Tesi assolutamente condivisibile e coerente con quel filone di pensiero sviluppatosi soprattutto in Europa che considera la privacy “digitale” essenzialmente in termini di diritti umani. E ciò in qualche modo in contrasto con il pensiero dominante negli USA che considera la privacy digitale prioritariamente in termini di protezione dei consumatori e, in quanto tale, facilmente superabile quando è in ballo la sicurezza nazionale. Ma il problema, ci ricorda Soro, non è solo di natura giuridica (che peraltro riveste connotati delicatissimi e importantissimi) ma anche e soprattutto di efficacia. Rischiamo di perdere gradi di libertà, gravi violazioni della nostra privacy e in cambio non riuscire ad ottenere risultati significativi. E ciò perché la tecnologia più aggiornata permette a malintenzionati di ogni tipo (terroristi e non solo) di eludere con troppa facilità anche i controlli più puntuali e più pervasivi. Al riguardo, il tema all’ordine del giorno è quello della criptazione dei messaggi in Rete che permette comunicazioni così protette che neppure i servizi di intelligence più sofisticati come la NSA americana sono in grado di penetrare. La criptazione è il modello con cui le centrali dell’ISIS si rivolgono alle nuove reclute e il direttore della CIA John Brennan ha recentemente dichiarato che le nuove tecniche rendono “eccezionalmente difficile sia dal punto di vista tecnico sia da quello legale” intercettare le comunicazioni tra sospetti terroristi. C’è poi chi ricorda che i terroristi che hanno attaccato Parigi lo scorso novembre comunicavano tra loro attraverso i giochi in Rete della consolle Play Station 4 un sistema che si è rivelato assolutamente arduo da intercettare. Che fare? Le soluzioni possono essere le più varie ma tutte richiedono una qualche forma di coinvolgimento delle imprese che gestiscono le reti o che producono i programmi per computer. A quest’ultime, in particolare, dovrebbe essere vietato vendere programmi (o app, nel caso di smartphone) che permettono criptazioni di messaggi a livelli tali che nemmeno il provider del servizio può essere in grado di superarle. Qui, però, si va a toccare il tabù della “neutralità” degli Internet Service Provider con tutto il dibattito tecnico-giuridico-politico che ne consegue. Nel frattempo, le tecniche di criptazione si stanno diffondono sempre di più e il lato oscuro della rete è sempre più oscuro.