Il Punto di Mauro Masi. L’Italia sta facendo passi da gigante per combattere il cyberbullismo

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Dopo un iter parlamentare durato oltre tre anni è stata approvata lo scorso  17 maggio in via definitiva dalla Camera dei Deputati (con un voto molto significativo, 432 favorevoli, uno contrario) la legge contro il cyberbullismo. Un provvedimento importante e all’avanguardia anche internazionale che,  tra l’altro,  introduce nel nostro ordinamento una definizione formale di cyberbullismo; dà la possibilità anche ai minori di denunciare le violenze subite on line e costituisce un tavolo tecnico presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri che sarà dotato di fondi propri e dovrà redigere uno specifico piano d’azione operativo. Per la nuova legge il bullismo telematico è: “ogni forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, manipolazione, acquisizione o trattamento illecito di dati personali realizzata per via telematica in danno di minori. A ciò si aggiunge la diffusione di contenuti on line (anche relativi ad un familiare) al preciso scopo di isolare il minore mediante un serio abuso, un attacco dannoso o la messa in ridicolo”. Il fulcro della norma è tuttavia l’introduzione della possibilità (estesa anche ai minori sopra i 14 anni) di richiedere la rimozione di contenuti offensivi dalla Rete e in particolare dai social. Se il gestore non provvede entro 48 ore, l’interessato può rivolgersi al Garante della privacy che interviene entro le 48 ore successive.

E’ importante notare che dalla definizione di gestore (e cioè l’internet service provider) il provvedimento escluda gli access provider, i cache provider e i motori di ricerca. Tutto ciò è davvero e finalmente una buona notizia, di cui va dato il giusto merito al Parlamento italiano. Nel nostro piccolo su questa Rubrica a cavallo dell’ estate del 2013 lanciammo una serie di articoli contro il cyberbullismo o meglio di quella variante del cyberbullismo che si nutre di un uso distorto e malinteso dei social network. Ci si batté in particolare sulla possibilità di operare (anche in termini di autoregolamentazione degli Internet Service Provider) perché forse impedita, o almeno fortemente limitata, la possibilità di accesso anonimo ai social. Questo perché è l’anonimato che  fomenta i malati, gli instabili o semplicemente i vigliacchi ad agire da bulli sulla Rete. La prodigiosa capacità di connessione del Web (così virtuosa in tanti casi) fa il resto e tutta una generazione di minori (soprattutto di ragazzine) è diventata oggettivamente a rischio. All’epoca la  nostra iniziativa fu plaudita, attraverso il Segretario Generale del Quirinale, anche dell’allora Presidente della Repubblica Napolitano e dal Vice Ministro con delega per le comunicazioni e l’informazione. Il tempo è passato. Nuove tragedie si sono verificate, molte altre sono state sfiorate. Ora speriamo che la legge appena approvata diventi non solo rapidamente ed efficacemente operativa in tutti i suoi dispositivi ma che  contribuisca anche ad elevare il livello di allerta di tutti gli interessati verso un fenomeno sempre più preoccupante.