Il Punto di Mauro Masi. La differenza tra plagio e citazione è un baluardo per la tutela della creatività

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Una attenta  e assidua lettrice di questa Rubrica,  mi invita – visto l’atteggiamento di difesa del diritto d’autore senza se e senza ma da sempre tenuto in queste note –a riflettere in maniera “meno convenzionale” sul plagio nel senso che, a suo dire, tutta la storia della musica è  più o meno costruita su “plagi”  o meglio su citazioni di autori ed opere già esistenti. E ciò lungi dal rappresentare un reato (come invece prevede la legge vigente anche da noi in Italia) deve essere considerato una ricchezza: una possibilità ulteriore per lo sviluppo delle idee. La cortese lettrice  limita la sua analisi alla musica (un discorso simile, peraltro, potrebbe essere fatto per la letteratura, il cinema, il teatro etc)  ma anche in questo settore io credo debba assolutamente rimanere un presidio legale alla creatività che segni con chiarezza la differenza tra il plagio  (vietato) e la citazione (ammessa).

Il tema, naturalmente, non è nuovo; limitandoci al nostro Paese voglio ricordare che è stato l’oggetto di due famosi processi iniziati nella seconda metà degli anni ’90 e protrattisi per molti anni: quello tra il cantante Albano Carrisi e Michael Jackson e quello tra il cantante Sergio Endrigo e il compositore Luis Bacalov. Il primo processo, intentato da Carrisi per un presunto plagio dell’artista americano, ebbe due sentenze la prima a favore di Carrisi, la seconda contro e si chiuse nel 2001 con una transazione tra le parti. Interessante notare che i magistrati di Roma incaricarono il maestro Luciano Chailly quale CTU (commissario tecnico d’ufficio) che dichiarò che i due brani interessati erano sostanzialmente identici ma ciononostante egli non riteneva di poter affermare che ciò fosse un plagio. Qualcosa di simile sostenne il Maestro Ennio Moricone incaricato dal Tribunale di Roma quale perito (insieme al Maestro Luciano Berio) nel primo grado della causa in cui Endrigo accusava Bacalov (a lungo suo collega in tante composizioni e spettacoli) di aver copiato un suo brano nella colonna sonora del film il Postino vincitore dell’Oscar di categoria nel 1996. Moricone riconobbe la similitudine delle composizioni ma, parlando tra l’altro di “tematiche della musica popolare ormai esaurite”,  escluse l’esistenza del plagio preferendo sottolineare semmai l’esistenza di alcune “citazioni”. A seguito di queste perizie, Endrigo perse il primo grado; vinse tuttavia l’appello e solo nel 2013 (prima della pronuncia della Cassazione) Bacalov accettò di riconoscere i diritti del cantautore istriano depositando in SIAE una nuova iscrizione della colonna sonora del Postino in cui il cantante ne risultava come co-autore. Sergio Endrigo era morto otto anni prima.

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