IL RAPPORTO. Altro che Tangentopoli: la corruzione in Italia è senza limiti. A partire dalle Regioni e dai Comuni (Capito Raggi e Sala?)

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Tangentopoli non ha lasciato alcuna buona lezione. Perché, a quanto pare, la corruzione politica in Italia “è in netta crescita”. O quantomeno si è trattato di una lezione temporanea che ha sortito buoni effetti soltanto nel decennio successivo allo scandalo, per poi riprendere come e peggio di prima. L’indagine della Fondazione Res, presentata oggi a Palermo, evidenzia l’impennata dei reati contestati ai politici nel corso di questi anni. I dati parlano chiaro: i reati contestati ai politici tra il 1980 e il 1994 erano 400, scesi dopo Tangentopoli a 317 tra il 1995 e il 2004, per poi decollare tra il 2009 e il 2015 con ben 517 reati commessi da politici. Con Campania, Lombardia e Sicilia a guidare la speciale graduatoria che, invece, vede in fondo Valle d’Aosta e Umbria.

Il riferimento della relazione agli arresti cominciati nel 1992 a Milano, nel Pio Albergo Trivulzio, è chiaro. “Tangentopoli sembrava essere il giro di boa verso un ridimensionamento del fenomeno e, invece”, si legge nella relazione, “questo è cresciuto, pur cambiando pelle: se prima i vantaggi della corruzione erano diretti prevalentemente verso i partiti (in particolare con il finanziamento illecito), adesso appaiono più frequenti i casi di vantaggi personali che si manifestano anche con la costruzione di reti associative più private. Un fenomeno molto presente nel Mezzogiorno, specie in regioni come la Campania, la Sicilia e la Calabria, ma anche in altre aree territoriali, come la Lombardia”.

Il rapporto RES è stato curato da Rocco Sciarrone e presentato stamattina a Palazzo Branciforte a Palermo sotto gli occhi del Presidente dell’Anm, Piercamillo Davigo. Due le fonti utilizzate per tirare fuori numeri, nomi e regioni relativamente ai casi di “corruzione politica”: la banca dati delle sentenze della Corte di Cassazione (dal 1985 a oggi) e i casi considerati nelle autorizzazioni a procedere del Parlamento. Si tiene conto dei detentori di cariche politico-amministrative a livello locale, regionale e nazionale (sindaci, presidenti di regione, assessori, consiglieri, parlamentari, ecc.). Oltre ai reati di corruzione veri e propri si è tenuto conto anche di reati associativi o reati di criminalità economica. Reati che si sono materializzati nella maggior parte dei casi con corruttori che offrono tangenti per ottenere dai corrotti un accesso privilegiato agli appalti. Tangente che non necessariamente arriva in bustarelle piene di soldi. I settori sono i più disparati: dall’edilizia alla sanità, dalle infrastrutture alla spazzatura. Un meccanismo che secondo l’indagine sarebbe esploso definitivamente con il decentramento amministrativo alle regioni. Ma questa non può essere una scusante per amministratori pubblici, ma più propensi a fare gli interessi privati.