Il ras di Varese inizia a collaborare. Svelata la tangentopoli lombarda. Il forzista Caianiello vuota il sacco con i pm. E ora i presunti fondi neri si cercano pure all’estero

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Che la tangentopoli lombarda non fosse un puro e semplice teorema ma che i pm avessero solide carte a suffragarlo era apparso evidente già dai numerosi arresti. Ma se in un primo momento tutti gli indagati si erano professati estranei alla vicenda o avevano preferito fare scena muta negli interrogatori di garanzia, facendo piovere polemiche sulla maxi inchiesta, da ieri le cose sono diametralmente cambiate. Eh sì perché tra chi negava su tutta la linea il proprio coinvolgimento c’era soprattutto Nino Caianiello, ex responsabile di Forza Italia a Varese e arrestato lo scorso 7 maggio, che da ieri avrebbe deciso di rompere il muro di omertà facendo parziali ammissioni su soldi incassati senza dire, però, se fossero frutto di tangenti.

Una mezza apertura, come sosterrà qualcuno, che però non viene da un indagato qualsiasi quanto dal presunto “burattinaio” del giro di mazzette, finanziamenti illeciti ai partiti, nomine irregolari e appalti pilotati che, a maggio scorso, aveva portato a 43 misure cautelari tra cui quelle dei forzisti Pietro Tatarella, recentemente scarcerato dal Riesame, e Fabio Altitonante già tornato libero per scadenza termini. Un’inchiesta che non ha risparmiato neanche il parlamentare forzista Diego Sozzani, accusato di aver intascato un contributo di 10mila euro in cambio di appalti, per il quale i pm di Milano avevano chiesto, vanamente, alla giunta per le autorizzazioni della Camera di poter usare le intercettazioni che lo riguardavano. La stessa inchiesta, però, non si è limitata solo agli esponenti legati al Cavaliere perché tra gli indagati c’è anche il governatore leghista Attilio Fontana nei confronti del quale si ipotizza il reato di abuso d’ufficio in relazione alla nomina di un suo ex socio di studio.

RIVELAZIONI SCOTTANTI. Insomma da muto come un pesce, Caianiello ha iniziato ad aprirsi dando nuova linfa all’inchiesta. Così si scopre che lo scorso 6 agosto, durante un interrogatorio, il cosiddetto burattinaio aveva iniziato a cantare ammettendo di aver ricevuto soldi dall’ex segretario di Forza Italia a Gallarate, in provincia di Varese, Alberto Biliardo. Dichiarazioni in libertà che sembravano portare Caianiello ad ammissioni complete ma che sul più bello, secondo quanto trapela, si fermavano quando l’uomo, incalzato dai pm, avrebbe rivelato: “Scusate, non ce la faccio”. Eppure la faccenda è tutt’altro che chiusa perché l’uomo, difeso dall’avvocato Tiberio Massironi, avrebbe già dato la propria disponibilità ai pubblici ministeri Silvia Bonardi e Adriano Scudieri per riprendere il discorso in un nuovo interrogatorio.

SOLDI ALL’ESTERO. Quel che è chiaro è che l’inchiesta è tutt’altro che ferma. Infatti proseguono senza sosta gli accertamenti da parte dei finanzieri in relazione a presunti fondi neri che potrebbero essere stati occultati anche all’estero e riconducibili al presunto organizzatore del sistema. Flussi di denaro che gli inquirenti sono sicuri di poter ricostruire e che saranno al centro del possibile, per non dire probabile, secondo interrogatorio del ras di Varese, Caianiello.

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