Il silenzio di Di Maio. E molti già lo rimpiangono. Le critiche alla sua gestione lasciano spazio a un’ipotesi: e se ritorna?

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Ha lasciato il compito – gravoso – di capo politico ma Luigi Di Maio non resta “solo” ministro degli esteri, ma un punto di riferimento dei Cinque Stelle al quale guardano tutti, sia chi ha versato lacrime vere al momento delle sue dimissioni, sia chi quelle stesse dimissioni le ha provocate. Per questo è rilevante cosa gli accade intorno, quanta delusione c’è e soprattutto capire che ruolo vorrà giocare negli Stati generali e nel futuro del Movimento. Certo, ora che tutto è compiuto – per usare una espressione biblica – è l’ora degli avvoltoi e cioè di coloro che si manifestano criticamente quando c’è debolezza mentre prima, quando c’era potenza e grandezza, suonavano la comoda arpa dorata dell’elogio ipocrita.

La Storia d’altra parte è piena di questi casi e non c’è da meravigliarsene. Quelle che si sentono sono però solo le solite critiche: “ha sbagliato qui”, “ha sbagliato là”, “poteva fare così”, “poteva fare cosà”. Tutto ovvio a posteriori, e senza nulla di consistente da addebitare a quello che è stato il “capo”. Anche per questo ora che inizia una nuova fase per il Movimento, coloro che pensano a Di Maio come un leader finito nonostante la giovane età commettono un azzardo prima ancora che politico umano.

Di Maio è stato comunque una spanna sopra agli altri e questo glielo riconoscono quasi tutti, dentro e fuori all’M5S. Vedremo il futuro cosa riserva. Ma il futuro non è che l’ultima perla del passato e se alla fine il tempo è galantuomo sono già in aumento quelli che non ne escludono un rientro in scena da protagonista.