Il Tg4 ha la macchina del tempo. Da domani Cecchi Paone sperimenta un nuovo format. Le notizie vengono prima raccontate e poi spiegate

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I tiggì sono tanti e bombardano continuamente di notizie il telespettatore, il quale a sua volta è assuefatto e annoiato dai talk. Ora però irrompe un nuovo format: la macchina del tempo delle notizie. E chi se non Alessandro Cecchi Paone può essere chiamato a guidare una macchina del tempo. Da lunedì alle 19 il neo vicedirettore del Tg4 condurrà l’edizione di punta del telegiornale di Mario Giordano.

Cecchi Paone, la sua macchina del tempo volge al passato?
“Io lo definirei un ritorno a casa. Al primo amore. A 40 anni fa quando in bianco e nero facevo il tiggì dei ragazzi, oppure al Tg2 dagli ascolti super di 10 milioni. Per poi passare a Mediaset, con Dentro la Notizia, Studio aperto, Canale 5 news”.

Un’ora di tiggì…
“Ma con l’obiettivo di differenziarsi. Visto che oggi non c’è più bisogno di correre per dare una notizia, vista la presenza in tempo reale di canali all news, internet e giornali radio. La prima mezz’ora del Tg4 sarà dedicata alle news. La seconda alla divulgazione di una notizia meritevole che verrà spiegata,  decodificata e divulgata. Gli italiani per assurdi cambiamenti dei programmi scolastici oggi non conoscono più la geografia. Se noi dobbiamo parlare della Libia è giusto raccontare tutto. Tripoli molti la conoscono, Misurata invece no. Se si parla dei soldati italiani a Mosul e della diga che può allagare Baghdad dobbiamo spiegare tutti i perché. Se si parla della riconquista di Palmira dovremmo dire che cosa rappresenta dal punto di vista archeologico la città siriana. Il tutto con l’apporto di ospiti, tecnici e scienziati. Riporterò gli scienziati in tv dopo anni. Oppure se dobbiamo affrontare il tema della medicina, dall’infermiera killer alla sperimentazione di un farmaco o di un vaccino, ecco che ritirerò fuori tutto l’armamentario divulgativo pluriennale in mio possesso”.

Il format sembra un’ottima idea…
“Mi preoccupa l’orario, le 19 (l’ora dei gameshow ndr). È una sfida e io sono pronto. Credo che possa giocare dalla mia parte il fatto che i telespettatori possano fidarsi e identificarsi in un volto, un nome, una testata. Che diventi un’attrazione e poi un’abitudine”.

Il suo tg preferito?
“SkyTg24. Per il modo di essere un tg con una spiccata componente didattica e didascalica. Come quando spiega lo scenario con gli schermoni. Tra i generalisti il tiggì di Mentana, l’unico identificabile con un volto”.

Con Mentana ha molte cose in comune?
“Siamo come due fratelli separati. Lui fedele a se stesso. Ritmo, velocità. Il mitraglia. Io che ho sempre fatto le gare di velocità con lui, questa volta però cambio metodo: rallento il modo di dare le news. Adotterò lo stile narrativo e colloquiale. Dovrà essere una chiacchierata di un’ora”.

Siete amici?
“Tra noi c’è grande lealtà, stima e riconoscenza del valore altrui. Io stavo a Canale 5 news, poi arrivò lui al Tg5 e io andai alla Rai. Non c’è posto per tutti e due nel medesimo luogo. Amici no. Non frequentiamo gli stessi giri, ma non c’è mai stato nessuno screzio. Abbiamo entrambi la percezione non dichiarata di essere così assimilabili da non poter convivere”.

Con Berlusconi come va?
“Fu lui a chiamarmi nel 1987-88 per portarmi via dalla Rai e farmi lavorare in una squadra con Levi, Zucconi, Garimberti, Gawronski. Ma a distanza di anni sono contento perché anche suo figlio si è adoperato molto per questo progetto, sostenendolo, rilanciandolo e finanziandolo”.

Rimpianti dei talk?
In pratica ero in onda tutti i giorni o quasi come opinionista. Mi sentivo un piccolo principe perché facevano a gara per invitarmi. I riscontri erano sempre positivi.  Piaceva il mio ruolo di italiano ottimista verso il futuro. Di sicuro non rimpiangerò i talk con la cronaca nera e la politica in senso stretto. Proprio non mi appartengono.