Il vice brigadiere è intervenuto disarmato ma per i vertici dei Carabinieri l’operazione è avvenuta nel rispetto delle procedure. La Procura di Roma indaga anche sulla foto che ritrae l’omicida bendato e ammanettato

dalla Redazione
Cronaca

Mario Cerciello Rega, il vicebrigadiere dei Carabinieri ucciso con undici coltellate nella notte del 26 luglio è deceduto alle 4 circa, in ospedale, dopo aver prestato servizio avendo dimenticato nel suo armadietto l’arma in dotazione. Una disattenzione che neppure la Procura di Roma e il Comando provinciale riescono a chiarire. “Cerciello non aveva l’arma. L’aveva dimenticata. Aveva però le manette, quindi per l’arma e’ stata probabilmente una dimenticanza, ma ciò non toglie che non poteva reagire”, ha ipotizzato Francesco Gargaro, comandante provinciale dei Carabinieri, nel corso di una conferenza stampa convocata a Roma per cercare di fare luce su una vicenda con alcuni aspetti difficili da chiarire. Secondo Michele Prestipino – procuratore della Repubblica di Roma, facente funzioni – sia gli interrogatori dei due indiziati che le operazioni, dovute al susseguirsi di eventi, sono state eseguite regolarmente.

“In una fase iniziale, il nostro ufficio ha fatto la scelta di interrogare gli indiziati. Questi interrogatori sono stati condotti con tutte le garanzie difensive: i legali difensori, l’interprete e gli interrogatori registrati. Nella fase precedente (a questi interrogatori, ndr), uno dei due indiziati è stato ritratto bendato. Il fatto è stato oggetto di tempestiva segnalazione da parte dell’Arma dei Carabinieri, mentre la Procura ha già avviato le indagini necessarie per accertare quanto accaduto e per definire tutte responsabilità. Saranno fatti accertamenti senza pregiudizi”, ha detto Prestipino all’inizio della conferenza stampa. Gargaro ha espresso invece il proprio “disappunto sui presunti misteri diffusi in merito a questa vicenda”, ribadendo “la correttezza e la regolarità per interventi di questo genere, i cosiddetti ‘cavalli di ritorno’, che si verificano con frequenza”. Per tali motivi, secondo Gargaro, l’intervento dei due carabinieri in borghese – Mario Cerciello Rega e Andrea Varriale – è avvenuto nel rispetto delle procedure.

La vicenda comincia a Trastevere con il tentativo di acquisto di droga (cocaina, secondo le ricostruzioni) da parte dei due indiziati, Elder Finnegan e Natale Hjorth. I due s’incontrano con Sergio Brugiatelli, l’italiano che si propone come mediatore con uno spacciatore. Quattro carabinieri non in servizio notano dei movimenti sospetti e li seguono. “E’ apprezzabile che carabinieri liberi del servizio si occupino di individuare spacciatori e ladri. Questi carabinieri si trovavano a Trastevere e hanno notato movimenti sospetti. Fra la folla hanno perso di vista i sospetti, rintracciandone successivamente uno chino tra delle autovetture. Natale Hjort è stato fermato ed ha affermato che si trattava di Bentelan. Il ragazzo – ha aggiunto Gargaro – è poi fuggito, attraversando la strada, e i carabinieri hanno dovuto desistere. Si sono quindi spostati in piazza Mastai chiedendo l’intervento di una pattuglia”. In quel frangente, i due americani rubano il borsello di Brugiatelli e il caso passa a Cerciello e Varriale, appartenenti alla stazione di Piazza Farnese e già in servizio in abiti civili.

Brugiatelli, intanto, effettua una prima chiamata al suo cellulare, ma non dal numero del suo amico Meddi, come invece era emerso in un primo momento. Lo fa da un’altro numero ancora. Gli americani avanzano le loro richieste. Cerciello e Varriale – intervenuti a Piazza Mastai su sollecito del Maresciallo Sansone, che segnala la vicenda pur non essendo in servizio – affiancano Brugiatelli nell’operazione. Si ritiene che l’operazione – seppur il luogo dell’appuntamento sia fissato nel quartiere Prati – debba essere comunque condotta dai due militari della stazione Farnese e in abiti civili. “I militari hanno effettuato un’altra chiamata per fissare i dettagli. Ciò fatto, si sono spostati su luogo dell’appuntamento, dove si sono imbattuti in due soggetti incappucciati e immediatamente sono stati aggrediti, in pochi attimi. Varriale è stato sopraffatto, vedendo l’immediata fuga dell’altro. Nei paraggi c’erano 3-4 pattuglie”, ha ricostruito Gargaro.

Un assalto avvenuto nel giro di pochi minuti nonostante i due militari si fossero identificati. “I carabinieri non hanno sparato, perché non c’è stata la possibilità di usare armi, che e’ normativamente disciplinata. Non c’e’ stato il tempo di reagire, né il carabiniere Varriale poteva sparare a un soggetto in fuga, poiché sarebbe stato indagato per un reato grave”, ha affermato Gargaro. Sul posto dell’aggressione non c’erano telecamere, mentre il coltello, con una lama di 18 cm, era stato introdotto in Italia nel bagaglio da stiva. La pm Nunzia D’Elia, che ha partecipato all’interrogatorio dei due indiziati, ha svelato qualche dettaglio sulla reazione dei due giovani californiani: “All’inizio dell’interrogatorio, gli indiziati facevano fatica a capire la gravità dei fatti. Natale ha prima chiesto: ‘Ma è morto? Davvero è morto?” Alla luce dei fatti ha poi avuto una reazione emotiva. Finnegan invece ha versato qualche lacrima, ma proprio qualche lacrima, verso le 3.00 circa”. Il depistaggio sul presunto coinvolgimento di indiziati nordafricani, invece,  è riconducibile a Brugiatelli, che in un primo momento “non voleva essere collegato al fatto”, salvo poi riferire dettagli più precisi sulla reale identità dei due aggressori.