I piccoli imprenditori vogliono uscire dal tunnel. Per la fondatrice di Mimisol, Imelde Bronzieri, la speranza è che le politiche economiche del governo si concentrino finalmente sulla riduzione delle tasse sul lavoro

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di Monica Setta

Imelde Bronzieri è nata una prima volta, imprenditorialmente parlando, oltre trent’anni fa quando fondò la griffe Pinco Pallino, presto divenuta leader mondiale nel mercato dell’abbigliamento per bambino. Favolosi utili, internazionalizzazione, negozi che si aprivano a tutte le latitudini. Poi, nel 2011 il cambio di marcia, la riorganizzazione con un nuovo brand Mimisol, stesso target, identico bacino di approvvigionamento. Non è stato facile perchè stavolta, racconta l’imprenditrice bergamasca, il vento dell’economia soffiava in senso contrario e la marcia verso la produzione era un cammino a ostacoli. “Ce l’abbiamo fatta, chiudiamo il bilancio in attivo e siamo pronti a sbarcare in altre capitali mondiali dopo Tokio, Osaka, Mosca, Rjad e Taipei”, dice la Bronzieri, “certo nei mesi scorsi abbiamo lavorato per il 90 per cento all’estero perchè il mercato italiano era praticamente fermo. Ma ora con il nuovo governo guidato da Enrico Letta noi piccoli imprenditori riusciamo a vedere più chiaramente l’uscita dal tunnel. Speriamo che oltre alla restituzione dell’Imu, si apra un dibattito che rimetta al centro di tutte le azioni di politica economica la riduzione delle tasse sul lavoro”.

Quali sono le previsioni per il ciclo economico nel 2013?

“Non sono particolarmente ottimista per quanto riguarda l’inversione dell’economia, credo che nel 2013 resterà forte il divario fra paesi emergenti e paesi sviluppati. La disoccupazione tenderà ad assumere livelli importanti e la gente sarà chiamata a stringere la cinghia. Ma a far recuperare fiducia a noi imprenditori potrebbe essere una ridotta probabilità di crisi sistemica. Dopo le elezioni del febbraio scorso avevamo quasi perso le speranze di poter agganciare il treno di una ripresa che arriva dagli Usa e invece ora, con un governo che inizia a parlare di lavoro, tutto ci sembra più concreto. Credo che Enrico Letta sappia benissimo che fra i primi provvedimenti economici da attuare c’è la riduzione del cuneo fiscale, la detassazione degli utili per le aziende che investono in nuova occupazione, la grande riforma strutturale del sistema tributario. Il nodo è tutto qui. Ci sono aziende che continuano a ricevere ordini dall’estero ma non hanno la liquidità necessaria per far proseguire l’attività industriale; il costo del lavoro è ancora troppo elevato rispetto al resto del mondo e ciò penalizza in modo netto soprattutto noi che siamo le cosiddette piccole o medie imprese”.

Eppure lei con la sua azienda ha sfidato la crisi e continua a macinare profitti. Quale è la ricetta?

“Anche noi abbiamo operato in regime di spending review tagliando tutto quanto ci sembrava eccessivo. Nel nostro caso, trattandosi di imprese del settore moda, il plusvalore è costituito dalla creatività del Made in Italy che, malgrado la crisi, ha resistito come brand in quasi tutti i settori tipici dell’economia reale italiana. Guardi che noi ce l’abbiamo fatta – anzi, speriamo di avercela fatta – anche perché siamo riusciti a evitare il default con la nascita del nuovo governo che ha rasserenato i mercati e ha dato fiducia agli investistori”.

Promosso Enrico Letta, chi le piace fra i ministri? E che cosa pensa del cambio di leadership del Pd? Vedrebbe bene Matteo Renzi al posto che è stato di Pierluigi Bersani?

“Andiamo con ordine, fra i ministri ho apprezzato la scelta di Emma Bonino e Anna Maria Cancellieri. Si tratta di due donne molto competenti e capaci che faranno bene. Mi piace Cecile Keynge e faccio il tifo per tutte e 7 le ministre. Quanto al Pd, non amo particolarmente la verve di Renzi che è un giovane capace che si farà. Per adesso se dovessi essere io a decidere punterei ancora una volta sull’eccellenza femminile e vedrei bene segretario del Pd Anna Finocchiaro”.

 

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