Imprese e famiglie stremate. Per i ristori non c’è fretta. In due mesi non si è visto un euro dei 32 miliardi stanziati da Conte. Servono ancora 7-10 giorni

GIORGETTI DRAGHI
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Servono ancora giorni al governo Draghi – dai 7 ai 10 – per rispondere alla crisi economica che attanaglia famiglie, lavoratori e imprese. Una situazione che, con le nuove restrizioni dei Dpcm, diventa sempre più urgente. La settimana prossima viene indicata come l’orizzonte temporale per chiudere il lavoro sul decreto “Sostegno”, che sarebbe stato il quinto decreto Ristori del precedente governo. Il Parlamento ha autorizzato uno scostamento di 32 miliardi di euro, che già molti cominciano a considerare insufficiente.

Mario Draghi ha spiegato che occorre scegliere quali attività hanno bisogno di protezione e quali invece devono essere accompagnate al cambiamento. Tutti siamo in attesa di capire come questo postulato si tradurrà in cifre e “sostegni”. Settore alberghiero e ristorazione, turismo, con particolare attenzione alla montagna, trasporti ma anche tutte le attività costrette alle nuove chiusure nelle nuove zone rosse dovrebbero trovare ossigeno col nuovo decreto.

Si ragiona sulla modalità della distribuzione degli indennizzi. Lo schema sul tavolo prevede il superamento dell’approccio legato ai codici Ateco per concentrarsi, invece, sulla perdita reale di fatturato. L’ipotesi è quella di una perdita di almeno il 33% calcolata nel confronto tra l’intero 2020 e il 2019. E si ragiona anche sulla possibilità di legare i nuovi indennizzi ai costi fissi sostenuti dalle aziende. Allo studio, anche, la creazione di una piattaforma ad hoc attraverso cui gestire le autocertificazioni delle attività economiche. Il ministero di Giancarlo Giorgetti chiede che venga data priorità alle partite Iva.

Messaggio che l’esponente leghista avrà avuto modo di portare al tavolo del governo nel corso di un incontro con il ministro Daniele Franco e con il sottosegretario alla presidenza Roberto Garofoli a Palazzo Chigi, dove si è intrattenuto per circa due ore anche il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini. Con la nuova stretta sulle scuole arriverà il rinnovo degli aiuti per le famiglie con i figli a casa. Il ministero del Lavoro aveva chiesto di inserire il pacchetto congedi nel nuovo provvedimento, così come aveva già predisposto l’ex ministra Nunzia Catalfo.

Nel pacchetto, come annuncia la ministra Elena Bonetti, ci saranno congedi parentali, diritto allo smartworking, sostegni economici per genitori lavoratori con partite Iva. La ministra Maria Stella Gelmini quantifica in 200 milioni di euro le risorse che verranno stanziate per i congedi parentali e assicura risorse per la Dad. C’è poi il pacchetto lavoro con la proroga della Cig e del blocco dei licenziamenti assieme ai nuovi aiuti per stagionali e lavoratori dello spettacolo. In via di definizione è poi tutto il capitolo fiscale. Con un comunicato, il ministero dell’Economia ha annunciato che è slittato il termine di lunedì primo marzo per il pagamento delle rate della rottamazione ter e del saldo e stralcio.

La nota del Mef non indica però a quando verrà spostato il termine. Il rinvio riguarda 1,2 milioni di contribuenti, per un gettito complessivo di circa 950 milioni di euro. A chiarire tutto dovrebbe essere una norma contenuta, appunto, nel prossimo decreto. Che dovrà anche far luce sulla ripresa della riscossione di cui ancora nulla si sa. Anche qui la sospensione dell’invio di oltre 50 milioni di atti e cartelle è scaduta alla fine di febbraio.

Il cantiere è aperto. Si starebbe valutando anche l’ipotesi di stralciare – magari con mini pagamenti – gli atti più piccoli ma numerosi sotto i 5000 euro e di far saldare a rate, senza sanzioni e interessi, quelli sopra i 5000 euro. E non si esclude lo spacchettamento degli interventi in due provvedimenti: un decreto Sostegno e un decreto Cartelle. Insomma un banco di prova importante per il nuovo esecutivo di “alto profilo”.

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