Imprese sempre più a terra. E pure Confindustria è a pezzi. L’associazione ha scelto Boccia per la presidenza. Ma si è spaccata come mai nella sua storia

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Come le mezze stagioni, non c’è più nemmeno la Confindustria di una volta. La parabola discendente era iniziata da tempo, di pari passo con la crisi di gran parte delle associazioni di rappresentanza, dalle imprese al sindacato. Ma per l’associazione degli industriali, che in passato ha giocato un ruolo importantissimo in tutte le scelte politiche ed economiche del Paese, la discesa appare ora più ripida rispetto a chiunque altro non abbia mai volato alla stessa quota dell’aquila che gli imprenditori si sono messi nel simbolo. Così, in questo crepuscolo di un mondo che fu, ieri è saltato fuori il nuovo presidente dell’organizzazione che fa base a via dell’Astronomia, a Roma, ma è sempre stata strettamente controllata dalla Torino della Fiat e dalla Milano dell’azionista forte Assolombarda. Per questo la stretta finale tra i due candidati rimasti in corsa sembrava destinata fatalmente a veder prevalere la componente del Nord. Uno scenario sovvertito a sorpresa, con la vittoria dell’imprenditore salernitano Vincenzo Boccia sul concorrente bolognese Alberto Vacchi. Una rivoluzione che ha subito presentato il conto con una spaccatura pure questa senza precedenti. A dispetto di una tradizione che vedeva prima battaglie durissime, ma alla fine elezioni pressoché all’unanimità per il candidato vincente.

FINO ALL’ULTIMO VOTO
Questa volta invece non è andata così e il Consiglio generale degli industriali ha designato Boccia per solo 9 voti di differenza su Vacchi: 100 voti a 91. Adesso toccherà all’assemblea generale del 25 maggio ufficializzare l’elezione. “Questo voto testimonia che in Confindustria ci sono due posizioni diverse ma ora non deve emergere una spaccatura”, ha commentato Vacchi dopo la sconfitta di misura. Ma la dichiarazione è chiaramente di circostanza e rimettere insieme i pezzi non sarà affatto facile. Una cosa era infatti far funzionare un’associazione che navigava nell’oro e aveva potere. Tutt’altra è barcamenarsi invece tra un colosso che macina costi (a partire dal giornale di riferimento Sole 24Ore), la crisi di “vocazioni” da parte delle imprese disposte ad associarsi e il calo verticale dell’influenza sulle decisioni che contano nelle scelte politico-economiche in Italia e in Europa.

SQUADRA DECISIVA
La sfida per Boccia adesso è perciò titanica. Solo raccogliere il testimone dal presidente uscente Giorgio Squinzi è già una responsabilità altissima, vista la generosità con la quale il presidente della Mapei ha svolto fino in fondo il suo mandato nonostante la stagione non facile della sua vita. L’unica strada per affrontare al meglio il nuovo compito è quella di riportare equilibrio attraverso una squadra dirigente di primo livello, con nomi disposti a mettersi in gioco e sacrificare parte del tempo prezioso da dedicare alle proprie aziende per dedicarsi al consolidamento e alla rinascita dell’associazione. Dalla scelta del suo team si capirà subito se Boccia può farcela oppure no.