In arrivo 50 milioni di cartelle. I 5S premono per bloccarle. Da lunedì famiglie e aziende rischiano il salasso. Ma la crisi complica la strada per un rinvio

cartelle esattoriali
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Esplosa la crisi e nell’attesa che vengano ultimate dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, le consultazioni, sugli italiani sta per cadere una tegola pesantissima. Da lunedì prossimo, se con un decreto non verrà disposto un nuovo stop, partiranno 50 milioni di cartelle esattoriali. Sarebbe il colpo di grazia per famiglie e imprese già messe a durissima prova dalla crisi economica generata dall’emergenza coronavirus. A lanciare l’allarme sono i pentastellati, chiedendo che, data l’urgenza, venga preso subito un provvedimento per impedire lo tsunami tributario.

L’ALLARME. I deputati pentastellati della Commissione finanze hanno sollevato il tema della necessità di rinviare l’invio delle cartelle esattoriali. “Non è pensabile scaricare su imprese e contribuenti 50 milioni di atti tutti in un colpo – hanno specificato gli esponenti 5S – che verrebbero inviati a partire da lunedì prossimo. La situazione economica è eccezionale e questo governo ha la possibilità, anche in regime di ordinaria amministrazione, di prolungare di almeno un mese l’attuale sospensione. Sarà poi compito della prossima maggioranza definire una nuova Rottamazione e il Saldo e stralcio, così da alleggerire il carico nel frattempo accumulato”.

Il problema resta infatti anche quello di trovare una soluzione alla montagna di atti che si sono accumulati e che sono ormai di difficile se non impossibile riscossione. Continuando a battere su quelle cartelle, come sottolineato di recente dal direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, lo Stato rischia di non incassare un centesimo e di non avere tempo di far partire invece atti più recenti che potrebbero portare risorse fondamentali nelle casse pubbliche. Preoccupazioni sulla gestione delle cartelle esattoriali sono poi state espresse anche dai commercialisti, che criticano però lo stop e chiedono una diversa gestione degli atti.

Il presidente dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, Matteo De Lise, ha detto che difficoltà si avranno anche quando alla fine partiranno le migliaia di atti. “Si rischierà la paralisi. Per i contribuenti in primis, per i professionisti e, inevitabilmente, per lo Stato con file in Agenzia delle Entrate e ingorghi presso le Commissioni Tributarie”, ha detto. De Lise ha quindi auspicato che già nelle prossime settimane possano ripartire tutti gli atti bloccati, concedendo una tempistica di risposta e di pagamento differente e più ampia.

“Al prossimo governo – ha affermato – chiederemo di pagare cartelle esattoriali e atti di accertamento, presentare ricorso e istanze di autotutela con un termine aggiuntivo di 180 giorni rispetto ai termini ordinari che decorrono dalla notifica dell’atto. Abbiamo già presentato emendamenti volti a sbloccare la situazione di stallo in cui ci siamo trovati e che servono a dare più tempo a tutte le parti in causa. Potremmo persino ancorare la scadenza stessa alla revoca dello stato di emergenza. L’unica certezza? Non si leghino le scadenze a codici attività Ateco o al colore delle regioni”.

Una battaglia su cui cerca di piantare una bandierina pure la Lega. Ne ha discusso direttamente Matteo Salvini, puntando anche lui allo stop. “In questo senso – ha aggiunto il consigliere capitolino del Carroccio, Davide Bordoni – si inserisce la nostra proposta di legge sul blocco delle cartelle esattoriali”. Ma se ora non si muove il Governo giallorosso non ci sarà che attendere gli atti.