In aumento contagi e ricoveri. Dubbi sul taglio alla quarantena. La curva del Covid torna a salire ma calano i morti. Sileri: con 1.500 casi situazione sotto controllo

di Giorgio Iusti
Cronaca

I contagi da Coronavirus e i ricoveri nelle terapie intensive sono aumentati ancora nelle ultime 24 ore, ma fortunatamente sono diminuiti i morti. Ogni giorno il Paese, come era all’inizio della pandemia, attende con il fiato sospeso il bollettino del Ministero della salute. E purtroppo i dati continuano a non essere particolarmente incoraggianti.

Ieri sono stati registrati 1.597 nuovi positivi contro i 1.434 del giorno precedente, portando il totale dei casi a 283.180, e sono pure diminuiti i tamponi, passando da 95.990 a 94.186. Diminuito però il numero dei decessi, che sono stati 10, quattro in meno di mercoledì, 35.587 dall’inizio dell’emergenza. I guariti sono stati invece 613, 211.885 in totale, e altri 58 pazienti positivi al coronavirus con sintomi sono stati ricoverati. In aumento inoltre i ricoveri in terapia intensiva, 164 contro i 150 del giorno precedente, 14 in più, e 33.708 le persone in isolamento domiciliare, 902 in più nelle ultime 24 ore. La regione con più casi si è sempre confermata la Lombardia (245), seguita dalla Campania (180) e dal Lazio (163), mentre la Valle d’Aosta continua ad essere l’unica regione con zero contagi.

A pensare positivo è però il viceministro della salute, Pierpaolo Sileri. “Attualmente – ha dichiarato – facendo rispettare tutte le norme, stiamo mantenendo basso il numero dei contagi”. E ha aggiunto che 1.500 casi “sono pochi”, anche se “è possibile che il numero sia destinato a salire”, ma salendo “molto lentamente”, “controllato dal punto di vista dei focolai”. Cattive notizie giungono intanto pure sul fronte del vaccino, la grande speranza per poter dire realmente addio all’incubo del Covid-19. Il Serum Institute ha infatti annunciato che i testi studi clinici sul possibile vaccino di AstraZeneca, sviluppato dall’Università di Oxford, sono stati interrotti nel Paese indiano. L’azienda farmaceutica aveva del resto riferito di un potenziale grave effetto collaterale in un ricevente, di aver attivato un “processo di revisione standard” e della temporanea sospensione dei test in fase avanzata.

L’ANALISI. Il monitoraggio indipendente compiuto dalla Fondazione Gimbe ha registrato nella settimana dal 2 all’8 settembre, rispetto alla precedente, un incremento dei nuovi casi (9.964 a fronte di 9.015), dei casi attualmente positivi (33.789 a fronte di 26.754), dei pazienti ricoverati con sintomi (1.760 a fronte di 1.380), di quelli in terapia intensiva (143 a fronte di 107) e dei decessi (72 a fronte di 46). In termini percentuali c’è stato dunque un +56,5% di decessi, un +33,6% di ricoveri interapia intensiva, un +27,5% di ricoverati con sintomi, un +10,5% di nuovi casi e un +6,4% di tamponi totali.

“Nell’ultima settimana – ha dichiarato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – crescono i nuovi casi e, soprattutto, le persone attualmente positive, sia per l’incremento dei casi testati, sia per il costante aumento del rapporto positivi/casi testati. Si consolida inoltre il trend in aumento delle ospedalizzazioni con sintomi e dei pazienti in terapia intensiva. Sono tutti segnali che, guardando a quello che sta accadendo Oltralpe, impongono di mantenere molto alta l’attenzione”. Per Cartabellotta ora è indispensabile che le “Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di Sars-CoV-2 nelle scuole e nei servizi operativi dell’infanzia”, emanate dall’Istituto Superiore di Sanità, vengano attuate in modo uniforme in tutte le Regioni, garantendo un tempestivo sistema di testing e tracing dei casi che si manifesteranno tra alunni e insegnanti”.

LA PREVENZIONE. Sul fronte della prevenzione martedì si terrà una riunione del Comitato tecnico-scientifico che avrà, tra i temi all’ordine del giorno, quello della possibile riduzione a 10 giorni del periodo di quarantena, attualmente fissato a 14 giorni. E su tale aspetto lo stesso ministro della salute Roberto Speranza ha sostenuto che “si può immaginare una riduzione dei 14 giorni a fronte di un tasso di rischio che aumenterebbe in una percentuale abbastanza limitata”, aggiungendo che la valutazione verrà fatta confrontadosi col Cts e con gli altri Paesi. Il limite di soli 7 giorni ipotizzato da Parigi non convince però il Ministero, perché non suffragato dalla letteratura scientifica secondo cui il tempo di contagiosità potrebbe protrarsi anche oltre. Un particolare importante soprattutto per le scuole.