In carcere scabbia e suicidi

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di Carmine Gazzanni

“Mortificante”. Non ha usato mezze misure Giorgio Napolitano per definire, l’8 gennaio 2013, la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha dato ragione a Mino Torreggiani e ad altri 6 detenuti, costretti a vivere in una cella di nemmeno 3 metri quadrati. Il nostro Paese, disse la Corte allora, ha violato l’art. 3 della Convenzione europea, che vieta i trattamenti inumani e degradanti. Da allora, lo sappiamo, è stato un susseguirsi di leggi, proclami, annunci per risolvere la questione. È passato più di un anno da allora e poco, molto poco è stato fatto. Tanto che tra oggi e domani il nostro Paese rischia una multa salatissima. Da circa 100 milioni.
Eppure di tempo ce n’era. Dopo la sentenza della Corte Europea infatti è toccato alla Grande Camera della Corte di Strasburgo pronunciarsi: il 27 maggio 2013, mentre il nostro Paese rimaneva con le mani in mano, questa confermava il primo verdetto. All’Italia, però, ancora non veniva comminata alcuna pena: trattandosi di una legge pilota, le è stato concesso un anno per correre ai ripari, sistemare le cose ed evitare il pagamento di una multa non solo salata ma anche vergognosa.

La situazione
L’anno però è ormai trascorso e, secondo quanto denunciato dall’associazione Antigone, l’Italia non ne ha approfittato. O, meglio, non ne ha approfittato come avrebbe dovuto. Certo, si dirà, è stato approvato lo “svuota-carceri”. Ma è servito, almeno fino ad ora, a molto poco. Sono i numeri – ricordati ancora da Antigone – a dimostrarlo: ”i detenuti – denuncia Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione – sono ad oggi 59.683. Circa 6mila in meno rispetto a un anno addietro. Il gap da recuperare è però ancora enorme”. Secondo i dati ufficiali, infatti, la capienza regolamentare sarebbe di 49.091 posti, ma in realtà sono ancora di meno dato che “sono ben 4.762 i posti regolamentari attualmente non disponibili”. La capienza regolamentare così scende a 44.329 posti. Ergo: il tasso di affollamento italiano è del 134.6%. Una percentuale incredibile che, secondo ancora i dati di Antigone, tocca punte inverosimili in Puglia (148,4%), Liguria (148%) e Veneto (139,9).

Chi sbaglia, paga. Salato
Una situazione, quella appena descritta, che mal si addice ad uno Stato democratico. E difatti, sebbene Matteo Renzi e il guardasigilli Andrea Orlando si dicano fiduciosi (ovviamente non in un’assoluzione che sarebbe utopistica, ma in un’ulteriore proroga), è difficile credere che l’Italia possa sfuggire alla multa. La questione, peraltro, non finirebbe nemmeno qui. Accanto al ricorso presentato da Mino Torreggiani, infatti, ce ne sono altri 6.829, tutti depositati tra il 2009 e il 2013 per motivi analoghi, ovvero condizioni di affollamento tale da determinare un trattamento disumano. Accanto alla sanzione europea (che, come detto, potrebbe essere di 100milioni) il nostro Paese, pertanto, potrebbe essere costretto a risarcire tutti coloro che, nel caso di condanna definitiva per l’Italia, avrebbero gioco facile a vincere contro lo Stato. E di quanto parliamo? Ovviamente dipenderà da caso a caso. Ma nella sentenza Torreggiani la Corte ha previsto un risarcimento di 100mila euro per i 7 detenuti ricorrenti.

Scabbia, zecche e suicidi
Non bastano, però, soltanto i numeri per capire la drammaticità della situazione penitenziaria italiana. Ed ecco allora che nel dossier stilato pochi giorni fa da Antigone emergono situazioni incredibili. Come, ad esempio, i casi di scabbia e “la presenza nelle celle di zecche e blatte” a Rebibbia; o il tasso di affollamento del 200% a Catania, che non gode nemmeno di un sistema di ventilazione né di uno di riscaldamento; o infine il caso di Secondigliano, dove si sono registrati i numeri più alti di eventi critici: negli ultimi 3 anni si sono avuti 217 gesti di autolesionismo, 59 tentati suicidi e 4 suicidi. L’ultimo dei quali a giugno 2013.