In Emilia rimborsopoli senza fine

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di Clemente Pistilli

Non è servita a nulla l’inchiesta. Nessun effetto da scandali, interrogatori e perquisizioni. I gruppi consiliari della Regione Emilia Romagna sembra proprio che non vogliano sentire ragioni su un minimo di ordine da mettere nei loro conti. I giudici contabili, esaminati così i rimborsi ottenuti dai consiglieri nel 2013, hanno aperto un’indagine. L’ennesima. Dopo il caso di Franco Er Batman Fiorito nel Lazio e le inchieste che in tutta l’Italia hanno portato alla luce uno spaccato di malcostume nelle Regioni, dove i politici si facevano rimborsare ogni cosa, notti in hotel con l’amante e vibratori compresi, alla fine del 2012 il Governo Monti ha dato una stretta e varato una legge ad hoc. Previsto l’invio dei rendiconti dei gruppi consiliari alle sezioni di controllo della Corte dei Conti, per l’approvazione. I giudici contabili sono stati chiamati a verificare la corrispondenza tra quanto dichiarato e quanto effettivamente speso dai gruppi e se i rimborsi concessi ai consiglieri fossero effettivamente per questioni inerenti la loro attività istituzionale. Documentazione che deve inoltrare il presidente delle assemblee legislative.

La Corte dei Conti, se nota delle incongruenze, può poi chiedere chiarimenti e a quel punto, se le risposte date dai gruppi risultano soddisfacenti i rendiconti vengono approvati, mentre in caso contrario vengono dichiarati irregolari e i politici sono costretti a restituire alla Regione le somme che avevano ottenuto. In Emilia, scossa da un’inchiesta su truffe e peculato, che ha portato anche alle dimissioni di Marco Monari del Pd e alla scoperta di un viaggio da 900 euro in limousine, da Napoli ad Amalfi, pagato con denaro pubblico, per non parlare del consigliere che si è fatto rimborsare anche i 50 centesimi per un bagno pubblico, il 2013 doveva essere l’anno in cui mostrare una rinnovata moralità. Esaminati i rendiconti dei gruppi, la Corte dei Conti dell’Emilia ha invece riscontrato irregolarità e carenze nei documenti prodotti. I giudici hanno così chiesto ai diversi gruppi di chiarire tutti i punti oscuri nelle loro spese entro trenta giorni. La Corte dei Conti ora attende risposte chiare. In caso contrario la Regione, dal 1999 retta da Vasco Errani, esponente del Pd, dovrà provvedere a recuperare il denaro concesso lo scorso anno ai consiglieri. Il conto alla rovescia è partito.