In Italia già vaccinate contro il Covid oltre 45mila persone. Ma in sei regioni c’è il rischio che l’epidemia torni a sfuggire di mano

Vaccini Coronavirus
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Sono 45.667, secondo l’ultimo report reso noto dal Commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus (qui la pagina), le persone finora vaccinate contro il virus Covid-19 in Italia. In testa c’è la Provincia Autonoma di Trento (con 1.730 dosi somministrate, il 34,8% delle 4.975 disponibili), seguita dal Lazio (9.301 vaccinazioni, il 20,3% delle 45.805 delle dosi disponibili) e dal Friuli-Venezia Giulia (1.948 vaccinazioni, il 16,3% delle 11.965 dosi a disposizione). La fascia di età più vaccinata è quella tra i 50 e i 59 anni (13.086), seguita da 40-49 (10.475) e da 30-39 (7.972). La fase 1 della vaccinazione, che ha preso ufficialmente il via tra il 30 e il 31 dicembre, interessa operatori sanitari e sociosanitari (al momento sono 40.148 vaccinati), personale non sanitario (2.181) e gli ospiti delle Rsa (3.338).

Ma a preoccupare gli esperti e il Governo è ancora l’andamento dell’epidemia. La curva mostra una lenta decrescita, ma l’indice Rt è in aumento con il tasso di positività che ieri si è attestato al 14,1% (leggi l’articolo) con oltre 22mila nuovi contagi in 24 ore e 574.767 persone ancora attualmente positive. Con questi numeri, un’ampia parte del Paese, dopo l’Epifania, potrebbe finire nuovamente in zona rossa o arancione, anziché gialla. Maggiori restrizioni potrebbero essere necessarie, secondo l’ultimo report del 2020 dell’Iss, in Veneto, Liguria e Calabria. E la stessa sorte potrebbe toccare anche a Puglia, Basilicata e Lombardia.

Sarà il Governo a decidere, la prossima settimana, valutato il nuovo report dell’Istituto Superiore di Sanità. Ma la data della riunione della cabina di regia per il Monitoraggio Regionale non è stata ancora fissata. Il report del 30 dicembre indicava varie criticità (leggi l’articolo): in particolare, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Piemonte, Provincia autonoma di Trento ed Emilia Romagna hanno una probabilità superiore del 50% di superare la soglia critica di occupazione dei posti letto in area medica in 30 giorni, mentre per Lombardia, Trento e Veneto lo stesso discorso vale per le terapie intensive. A questi dati si aggiunge il caso della Sardegna, che ha una classificazione del rischio ‘non valutabile’ e quindi ‘alto’, a causa dell’incompletezza dei dati forniti.