In manette il boss calabrese Domenico Crea. Era ricercato dal 2015 e inserito nell’elenco dei latitanti più pericolosi. Deve scontare 21 anni di carcere

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E’ terminata all’alba di oggi la latitanza di Domenico Crea, capo della consorteria mafiosa di Rizziconi e zone limitrofe, collegata ed imparentata con la potente famiglia Alvaro di Sinopoli. Il boss della ‘ndrangheta era latitante dal 2015, quando venne colpito da una misura cautelare per i reati di associazione mafiosa, estorsione ed altro a seguito di sentenza di condanna in primo grado a 15 anni di reclusione emessa dal Tribunale di Palmi, è stato arrestato dalla Polizia di Stato a Santa Domenica di Ricadi, in provincia di Vibo Valentia. Dal 2015 Crea era stato colpito da numerosi provvedimenti restrittivi per associazione mafiosa ed estorsione e condannato, in via definitiva, ad aprile, a 21 anni di reclusione. In seguito alla cattura del fratello Giuseppe, avvenuta a Reggio Calabria il 29 gennaio 2016, Crea aveva assunto il ruolo di capo indiscusso della consorteria criminale di Rizziconi. La Polizia lo ha individuato nella serata di ieri all’interno di una villetta dove è stato tratto in arresto questa mattina. L’uomo era con la moglie e le due figlie minori ed è stato trovato in possesso di 5.000 euro in contanti. Al vaglio degli inquirenti anche la posizione di due coniugi proprietari dell’immobile messo a disposizione della famiglia del latitante. L’indagine che ha portato all’arresto del boss, che era anche inserito nell’elenco dei latitanti più pericolosi, è stata condotta dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria e di Vibo Valentia, con il supporto del Servizio Centrale Operativo e coordinata dalla Dda di Reggio Calabria.