In migliaia a Somma Vesuviana per l’ultimo saluto al carabiniere ucciso a Roma. L’Ordinario militare: “L’Italia risorgerà se sapremo seguire l’esempio di Mario”

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Un mazzo di fiori, il berretto e la sciabola dell’Arma dei Carabinieri, una maglia del Napoli con il numero 24 di Lorenzo Insigne, una croce, e un collage di foto con la moglie e la scritta “Sono gli occhi che leggono l’anima…”. Sono gli oggetti deposti sul feretro di Mario Cerciello Rega, il vice brigadiere dei carabinieri di 35 anni ucciso a coltellate a Roma nella notte tra giovedì e venerdì scorsi. I funerali del sottufficiale dell’Arma sono stati celebrati nella chiesa di Santa Croce di Santa Maria del Pozzo di Somma Vesuviana, città d’origine di Rega.

Alla cerimonia hanno preso parte migliaia di cittadini, amici, parenti e autorità. La Camera dei Deputati ha portato il proprio saluto tramite la presenza del presidente Roberto Fico e Mara Carfagna, vicepresidente. Il Senato è stato rappresentato dal vicepresidente Ignazio La Russa. Il governo, fra gli altri, è stato rappresentato dai vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, e dalla ministra della Difesa Elisabetta Trenta.

“Siamo riuniti da un dolore improvviso e straziante – ha detto nel corso dell’omelia monsignor Santo Marcianò, ordinario militare per l’Italia – che sentiamo ingiusto. Quanto accaduto è ingiusto. La nostra fede non ci esime, ma ci obbliga a indicare ciò che è ingiusto affinché eventi come questo non accadano più. Basta piangere servitori dello Stato, giovani figli di una nazione che sembra aver smarrito i valori per cui arrivano a sacrificare la loro vita”.

Marcianò, ripercorrendo la carriera di Rega e la sua attività di volontariato, ha sottolineato come il vice brigadiere si sia dedicato all’aiuto dei più disagiati: “Mario ha servito persino la vita dei criminali, a cui provvedeva per il pasto, e anche di coloro che lo hanno accoltellato, che lui avrebbe voluto difendere dal dramma della droga”. L’ordinario militare, dopo essersi soffermato sulla pericolosità delle “dipendenze”, si è inoltre rivolto “ai responsabili della cosa pubblica”, alludendo a un maggiore impegno legislativo per la tutela delle forze armate: “Non è nostro compito dire se servono leggi più giuste o rigide, ma una cosa la possiamo dire: metteteci il cuore. L’Italia risorgerà se sapremo seguire l’esempio di Mario”.

Il feretro di Mario Cerciello Rega, caricato a spalla da otto colleghi e dalla moglie Maria Rosa, è stato accolto da un lungo applauso delle migliaia di persone radunate nel piazzale della chiesa e all’interno, stipate sui lati delle due navate. Il considerevole numero di persone presenti ha obbligato gli organizzatori a prevedere più punti per concedere la comunione. “Quante volte Mario ha gridato il suo “eccomi, ci sono”. Lo ha fatto da Carabiniere, cittadino, amico. Oggi siamo qui per lui. Per dirgli grazie e ringraziare il signore di avercelo dato. C’è l’Italia, lo Stato, il governo, le forze armate, l’arma dei Carabinieri: questa grande famiglia alla quale Mario apparteneva, perché era fiero di essere carabiniere”, ha detto ancora Marcianò, evidenziando il legame del vice brigadiere con l’Arma.

La cerimonia – commovente e composta nei toni – si è conclusa con la “Preghiera del Carabiniere” e un ultimo saluto del comandante generale dei Carabinieri, Giovanni Nistri, e di Maria Rosa, moglie del militare ucciso a Roma nella notte fra il 25 e 26 luglio. Nistri, dopo aver ripercorso la carriera militare del carabiniere e aver recitato la poesia “La Piccozza” di Giovanni Pascoli, ha chiesto “rispetto e riconoscenza” per la memoria di Cerciello Rega. “Se è concesso – ha detto il comandante generale dell’Arma – a un comandante generale dei Carabinieri fare delle richieste, oggi ne avrei due: rispetto e riconoscenza. Si eviti la dodicesima coltellata al cuore d’oro di Mario. Sono legittimi i commenti, ma non oggi. Facciamo che i toni e i modi non siano la dodicesima coltellata. Mario è morto per tutti: a partire dall’equo trattamento che si deve anche a una persona che ha commesso un orrendo crimine”.

La moglie del 35enne, fortemente commossa, ha infine letto una preghiera in cui un angelo mette alla prova le qualità e l’intraprendenza di una moglie di un carabiniere. Da “gioia e dolore, solitudine e fierezza”, nasce la lacrima “che solo la moglie di un carabiniere prova”, frutto “di tutti quei valori cui suo marito è legato e che lei farà suoi”. La moglie di un carabiniere “deve possedere le qualità di un padre e di una madre allo stesso tempo, essere sempre attiva ed intraprendente, far fronte a tutte le necessità, essere capace di svolgere allegramente le sue mansioni anche se è stanca o ammalata, ed essere capace di cambiare casa, abitudini e amicizie spesso e all’improvviso”. Subito dopo l’Ordinario militare Marcianò ha concluso il rito funebre, ricordando come oggi “l’Italia intera sia in lutto”. Il feretro è stato portato a spalla fuori della chiesa, tra gli applausi scroscianti dei presenti.